Le dimensioni contano – Parte 42

Inizialmente mia madre non rispose alla mia domanda.
«Come sapevi che Gherardo mi avrebbe rivelato del blog?» incalzai.
«Non lo sapevo, ma uso la testa!» ribadì con decisione. «Ed è ciò che non fai tu. Io sparo alle caviglie, mentre tu sgozzi le persone. È la differenza tra spaventare le persone o essere una persona spaventosa».
L’ennesima inutile lavata di capo saccente non richiesta. «Ho ventiquattro anni», le feci notare.
Mia madre non replicò. Cercammo invece il blog e, nonostante la 56k, lo trovammo piuttosto rapidamente. Non so cosa mi aspettassi di trovare, ma quel vidi mi delusi. Era una schermata nera con uno stupido banner su un lato. Inoltre c’era un solo post pubblico, piuttosto sibillino. Recitava “l’amore vi annienterà, ancora – IC”. Chi diavolo era IC? Ivan, il mio ex scopamico? E da quando una come me si esprimeva per massime o aforismi, che avevo sempre odiato. Certe robe sono per bimbominkia, o per gente noiosa, o bimbominkia noiosi.
«L’amore ci… annienterà ancora», disse mia madre. «La canzone dice “love will tears us apart, again!”», spiegò.
«Quale canzone?»
Non mi rispose. «C’è solo questo?» chiese interessata. «Hai controllato nelle bozze?» domandò ancora.
«Cosa diavolo è una bozza?»
E a quel punto mia madre capì. Non ero io a gestire quel blog; e non ero la sola a nascondere la verità alle altre me interdimensionali. Ciò spiegava anche perché la seconda persona plurale relativamente ai Joy Division.
La mia vecchia mi fece alzare e si mise al Pc. Provò allora a loggarsi al blog, digitando la prima password che le venne in mente.
«Eureka!» esclamò soddisfatta quando riuscì a loggarsi al primissimo tentativo. «Ed ecco le bozze».

Passammo due ore a leggere quello che era praticamente il riassunto degli ultimi dodici anni delle nostre esistenze. Apparentemente c’era scritto tutto: le mie vicende nella cuspide, compresi stupro e matricidio; le strane sparizioni e riapparizioni del mio patrigno, Marco/Luca/Matteo/Giovanni; il destino di Ivan e di sua moglie; la storia di Barbara e Andrea e delle loro figlie mai nate, oppure morte di incidente; le varie relazioni di mia nonna; il destino di Alba, che in quell’universo non avevo mai incontrato; persone di cui mi ero dimenticata come Pamela, Daniele o Fabrizio.
«Non c’è nulla su Gabriele», osservai però.
Mia madre mi fissò. «Chi è Gabriele?»
Ok. Era chiaro che anche io non raccontavo tutto alla mia vecchia. Ma a differenza sua, la feci subito partecipe di qualcosa che teoricamente avrebbe dovuto conoscere. «È stato mio marito», rivelai. «E lo ho amato tanto, e credo di amarlo ancora».
«Questo spiega la frase dei Joy Division, allora», concluse.
Decisi che dovevo fare un ultimo tentativo. Mia madre era la donna che mi aveva messa al mondo, ma anche quella che aveva trascorso l’esistenza a mentirmi; era colei che mi aveva sbattuta fuori di casa, ma anche l’unica a esserci sempre stata nei momenti davvero importanti; era quella che mi aveva colpita con una mazza da baseball e una voluminosa coppia di It, ma anche la persona che a mia volta avevo aggredito o ucciso.
«Perché mi nascondi le cose?» le chiesi in modo definitivo.
Sollevò le spalle.
«Parla!» insistetti.
«È colpa della cuspide. Ci mostra il mondo come non è, ma nonostante tutto ci influenza. Tu sei convinta che il tuo patrigno, il mio ex, sia un uomo cattivo, perché lo è stato nella cuspide. Ma nella realtà non è così. Nella cuspide mi uccidi, qui non lo faresti mai. La cuspide ti mostra come sarebbe il mondo se tua madre non viaggiasse».
«Sì, ma non hai risposto alla mia domanda», feci notare, «hai solo fatto una bella premessa».
Mia madre sospirò. «Perché sapere le cose ti ha portata a uccidere le persone, torturarle oppure ossessionarti. Vedi Giovanni, il mio ex».
Era la sua versione de il gomito che fa contatto con un piede. «Saresti più credibile se affermassi di avere un cazzo».
«Hai conosciuto tuo padre», disse infine. «Ti eri lussata la spalla inseguendo Marco, il tuo patrigno. Ricordi al pronto soccorso, l’infermiere con cui facevi la stupida davanti a me?»
Ricordavo e restai basita. «Quell’uomo è papà?»
Mia madre annuì.
«Questo non spiega perché non mi dici le cose», insistetti però.
«E tu perché non mi dici le cose?» ribadì lei.
«Perché…»

Se vuoi rileggere il capitolo dove la protagonista incontra il padre, clicca qui

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7 pensieri riguardo “Le dimensioni contano – Parte 42

            1. Sí. Venerdì 10 è tutto finito. Forse metto un epilogo, non sono ancora certo.

              Poi mi darete un giudizio globale, del genere:
              1. bello
              2. carino
              3. leggibile
              4. cagata
              5. fabio volo
              6. fabio volo letto dalla littizzetto
              7. fabio volo letto dalla littizzetto con Marco Masini in sottofondo
              8. Susanna Tamaro!!!

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