Ciuff Ciuff

Quel treno non emetteva l’onomatopeico ciuff ciuff, ma baritonali sbuffate di gasolio. Tu disegnavi priapi come se fossero cuori, canticchiando spensierata un brano di Fatboy Slim. Ti guardavo le cosce, perché non potevo fissarti il culo, ma avrei dovuto sollevare lo sguardo. E non perché non indossavi il reggiseno, ma perché il tuo cuore batteva forte, forse già un po’ per me. Quel battere di un’onomatopea ineffabile, forse ciuff ciuff.

Il desiderio di un “per sempre”, perorando il “per ora”, adorando un’irritante ziggurat di “chissà”. E nel mentre il controllore verificava a quale gruppo apparteneva, se tra gli opportunisti, i vigliacchi, o gli opportunisti vigliacchi. In fondo serve vidimare il biglietto della prima classe ed esibirlo, prima di essere benedetti da una pleonastica passati di calci nel culo. Che poi io sono slave, e prenderle mi piace pure.

così, per dire.

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