La schiava sarda – pt. 6

«Gradisce un caffè?» si informa Marina, una volta raggiunto il tavolo del tedesco che, compiaciuto e soddisfatto, si gode una bistecca al sangue.
Andy annuisce, sollevando lo sguardo. «Perché sei vestita come una cameriera francese?» la interroga incuriosito.
«Perché sono una cameriera. E perché sono francese», rivela sinceramente lei, fornendo però una risposta imprecisa.

ff70cfd9-01ca-423e-a6aa-286f899b55c4

Continua a leggere “La schiava sarda – pt. 6”

Annunci

La schiava Sarda – pt. 5

«Es gibt nur zwei gute Weiber auf der welt», sibila sottovoce, con compassata ironia, il tedesco. «Die Ein ist gestorben, die Andere nicht zu finden».
Francesca non ha capito, ma non ha intenzione di chiedere spiegazioni. Si limita ad allontanarsi.c57a8293-9452-4509-b563-db6d12fed718

Continua a leggere “La schiava Sarda – pt. 5”

La schiava sarda – pt. 4

Autunno 1995
Marghine – Sardegna centro-occidentale

«Chi hai ucciso?» ripete Andrea, il maresciallo.
Francesca si guarda attorno. Nessuno nelle vicinanze!
«Era un tedesco. Non conosco il motivo. Mi è stato ordinato di ucciderlo e ho obbedito».
Il maresciallo annuisce e si congeda. Per ora. c9bc1029-f182-4146-97af-9acc8c247219 Continua a leggere “La schiava sarda – pt. 4”

La schiava sarda – pt. 3

«Se non sai dominare una donna», afferma Marina, «non travestirti da padrone, Arschloch
Jürgen si appresta a rimarcare la propria posizione, ma qualcosa manda in frantumi uno dei vetri nell’unica finestra. È stata una fucilata, sparata da non meno di duecento metri.
«Addio!» sibila Francesca, osservando la scena attraverso il mirino telescopico dell’arma.

cf1b8830-292e-4b3b-810e-54d7f39c708e

Continua a leggere “La schiava sarda – pt. 3”

La schiava Sarda – pt. 2

«Arrivo!» annuncia Jürgen.
«Sì, Signore», risponde la schiava, distendendo un tappeto ai piedi del letto e inginocchiandosi.ed41b952-d5d4-4848-8d40-520ae4412cef
Continua a leggere “La schiava Sarda – pt. 2”

La schiava Sarda – pt. 1

s1

I fatti che vogliamo raccontarvi iniziano in Sardegna, e più precisamente nel Marghine, subregione centro-occidentale dell’isola. Protagonista è Francesca, una ventunenne che colleziona scacchiere ma che non sa giocare a scacchi. Siamo nell’autunno del 1995, quando le stazioni radiofoniche passano Shy Boy di Diane King e tante altre hit di cui, dopo 22 anni, vi siete probabilmente dimenticati. Continua a leggere “La schiava Sarda – pt. 1”

O Lambda. Ho l’anda. Olanda

[riflessioni in Autobus]

Chiamate inosservate. Check In – non il mio. Distorsione crono-temporale. Wow, i piedi della bionda, wow… che voglia di ficcarci il mio cazzo dentro. Il volo diretto da Cuba arriverà con mezzo orgasmo di ritardo. Prostitute permettendo. Malattie veneree perdonando. Anti-comunismo, anti-castrismo e altri “anti-” riflettendo. La valigia è colma di guai. Stivatela in Stiva! Ciao, ti va di far sesso con me, in bagno, mentre una mamma cambia il pannolino al figlio, mentre un nonno si masturba sperando di essere al mio posto, o al posto del bambino, o… Ho dimenticato il punto interrogativo! o dimenticato quello esclamativo?
Ma voi ammazzate il pollo prima di sfondarvi la proprietaria? O proprietate il pollo prima di sfondarvi la mazza. No! Ok, nessuno l’ha chiesto, ma “no!”
È molto che non guardo Scrubs. Compro una rivista. Leggo. Let Go! Non so leggere l’arabo, ma guardo le figure. È un poco tipo il postalmarket, ma le donne sono coperte. Sessista-irrispettoso-razzista? La ragazza libanese mi convinca del rovescio. Mi ha convinto. Il tempo vola quando hai una palla da tennis da far rimbalzare di continuo sul muro per irritare gli altri e…
Come ci sono finito sull’autobus? No, non parlo inglese. Parlo un italiano infarcito di termini britannici coniugati alla cazzo di cane; sia in italiano, che in inglese. Odio la grammatica. La ragazza di fianco odia i reggiseno. Viva la birra. Sì, ho voglia di una birra. Come si dice birra in olandese? Chiedo alla ragazza di fianco: è la libanese che detesta i postalmarket.
«Come ti chiami?» le chiedo.
«Lo sai!» replica lei, «è da tanto che sei innamorato di me?»
«Trova il cracker!»
Facciamoci di crack!

[/ riflessioni in Autobus]

#frammento 50

Giurare di cambiare e tante altre simili promesse che non andrebbero mai avanzate:
poi è necessario mantenere, e la coerenza, è risaputo, non è di questi tempi. Proprio
come lui che tornò da Lei, quando Lei lo richiamò. Si diedero reciproche colpe, ma poi
ma poi, sì, poi, e ancora poi, quando dichiararono di volersi ancora, e si ricominciò
e tutto da capo, in un esplosione di lacrime e affetto. Parlare di quanto abbiano perso.
Quel senso di vuoto percepito per lunghi X giorni, riempendo il vuoto su whatsapp.
O forse no! Forse è solo un riverbero retorico che fa sopravvivere un tedioso romanticismo. Perché è troppo presto giurare affetto senza avere la cautela di osservare le cicatrici.
Che poi esiste un motivo se, per esempio, lunedì e giovedì hanno quei nomi diversi:
sono giorni differenti in fondo. Non si assomigliano, esclusi alba e tramonto in comune.
E le persone non fanno differenza. O meglio, poche persone fanno differenza. Raramente
quelle attenzioni che il lunedì colmano ogni vecchio vuoto sono già scemate il giovedì,
ma ogni singola parola che Lei pronuncia puzza della stessa identica merda già masticata. L’amarezza percepita tempo prima, l’incapacità di perdonare, di credere alle rassicurazioni. Anche quando giura di amarlo, che le frasi pronunciate talvolta sono solo frasi: è colpevole!
è Lui il vero colpevole, così feroce da cercare un pretesto per mollarla così, di botto, con un… punto.

Non frequentatemi! – Monaco Juventus streaming gratis.

Mi hanno consigliato di bere meno. Non ho capito se si riferiscano ai liquidi in generale o solo agli alcolici. Dicono che rischio la cirrosi, o qualche cancro barra infezione definitiva. Mah… preferisco la cirrosi a certe riflessioni.

Brutta roba invecchiare. Diventi più riflessivo, ma fai riflessioni del cazzo. È un poco come sposarsi con un cesso: scopi di continuo, vero, ma con una che ti fa cacare. Eppure è così che funziona, le robe buone fanno male. Dio odia il divertimento, se no non inventerebbe la birra e le infezioni urinarie. Una delle due è di troppo.

Nulla… non mi viene altro.

Seguono dunque parole a caso, ma ispirate agli oggetti che ho intorno: Hp, penna, agenda, auricolari, mouse 1, mouse 2, portafogli, calcolatrice, cuffie wireless, caramelle, vibratore (non mio), profilattici, biglietto aereo per Amsterdam, dizionario dei sinonimi e contrari.

Ah, quasi dimenticavo: ho l’emicrania da quattro lunghi giorni. Sono tanto rintronato da avere le allucinazioni. Qualcun altro, al mio posto, andrebbe da un neurologo. Io invece lo trovo divertente. Ieri, stra-imbottito di analgesici, ho guidato l’auto. È stato folle. Non frequentatemi!

Riguardo al titolo clicbait: la partita è in chiaro, CAZZONI!

Monaco Juventus streaming gratis.

  • PRIMARIE PD
    MIGRANTI BREXIT
    NUVOLA FUKSAS
    JUVE IN CHAMPIONS

 

Disco 2000

Il mio nome è Deborah. Sono nata a Boston, l’11 Maggio 1998. Quindi, se non siete delle capre in matematica, avrete capito che ho meno di vent’anni. Mia madre e mio padre sono due immigrati inglesi. Mi hanno chiamata così perché, da quanto raccontano, mi hanno concepita ascoltando i Pulp. Se non sapete di cosa parlo, cercatevi le liriche di Disco 2000 e, se non siete troppo stupidi, capirete. Non mi piace “Deborah”, non mi si addice. Per questo Lenny, il mio fidanzato, mi chiama Deb. Non che Deb mi piaccia. Punto, non ho altro da raccontarvi. Quindi, chiudete questo post e andatevene a fanculo.

Siete ancora lì? E che palle! Va bene, va bene.
Se proprio avete voglia di leggere, vi racconto una storia.
Dunque, siamo a Boston. Klaudia e John, che si frequentano più per obbligo che per piacere, si incontrano di fronte all’Old House Blues. A fine serata, per una serie confusa di motivi, si ritrovano a cena con un noto avvocato. L’avvocato, che tra l’altro è un candidato al congresso, assume John per aiutare un grosso cliente. Quando dico “grosso”, intendo una di quelle multinazionali dell’energia che tutti conoscono e che in tanti odiano. Parliamo di una di quelle aziende contro cui gli hacker focalizzano i loro attacchi informatici, perpetrando così quelle crociate 2.0 che tanto dividono stampa e opinione pubblica. Insomma, le solite stronzate sulla differenza di classe, combattere il potere, e qualsiasi altra puttanata socio-demagogica che, qualora aveste un profilo facebook, sicuramente conoscete.
Senza entrare nel dettaglio, John riesce nel proprio scopo. L’avvocato, alias candidato al congresso, dovrebbe esserne felice, no? No, non lo è! Si scopre che c’è di mezzo un giornalista, un certo Bobby. Bobby si scopa la stessa tipa che si scopa anche l’avvocato Bierce. Inoltre Liv, la tipa in questione, lavora per John.
Quindi: un giornalista va a letto con Liv, che lavora per John, ma si scopa anche il candidato al congresso/avvocato. Chiaro?
Secondo voi cosa succede? Esatto, il giornalista ha accesso a informazioni importanti, scrive un articolo e scoppia uno scandalo. A questo punto i riflettori mediatici si concentrano su una bizzarra donna canadese. Questa donna, Alizée, gira per Boston con uno schiavo al guinzaglio. No, non è una metafora, si intende un guinzaglio vero; vero è anche lo schiavo, cioè un individuo che indossa completi fetish, e che calza imbarazzanti scarpe con il tacco. E tutto questo alla luce del giorno, nel cuore di una città che accoglie più di mezzo milione di persone.
Immaginate Post Office Square. Immaginatela con tutti i suoi alberi, con le panchine affollate da impiegati che pranzano, e gruppi di donne incinte che fanno yoga. Immaginate Post Office Square attraversata da una bionda eccentrica che, impartendo ordini in francese, si trascina dietro un ciccione mascherato e completamente vestito in latex.
Ora vi pongo una domanda: state ancora pensando allo scandalo? Secondo me no. Se vi chiedo chi sia Liv, ve lo siete già dimenticati. In questo momento state pensando esclusivamente ad Alizée che tiene al guinzaglio un tizio vestito di lattice. È corretto?
Non sprecatevi a rispondere, la mia è una domanda retorica.
Torniamo alla mistress canadese. Alizée assume Liv. In realtà, la canadese vorrebbe assumere un’altra donna, ma non può, visto questa donna è morta. Vedovo di questa donna è John, il tizio per cui lavora Liv, e che aiuta l’avvocato/candidato al congresso con quel grosso cliente che tutti odiano. John affronta il lutto negando la realtà. Praticamente immagina che sua moglie, in realtà fedelissima, sia andata a letto con i partner di Liv.
A proposito, vi siete dimenticati di Klaudia?