Calore

Mani strette, distanti, ritrovate
sorrisi timidi, infiniti e ambrati
decadi di feroce amore inespresso
come un incendio mai soffocato
e un tragico male mai estirpato
come l’arcobaleno in cimitero
e i soffi di bora colmi di zolfo
in un solo abbraccio contorto.
Aspettavo.

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Algida.

La luce sterzava tra pioppi in disordine
a celare vecchie leggende in soffi di vento
imprimendo quel sapore acceso di muffa
alla fioritura nascente dell’ignoranza.
La purezza della morte ancestrale
Caino e Abele alla corte di Plauto
come una filastrocca heavy metal armonizzata
figlia dell’algida emozione soffocata.
Tardavo.