Le dimensioni contano – Parte 49

Carolina era viva. Ciò mi sconvolse, ma mi fece anche piacere. Malauguratamente non eravamo amiche e anzi, l’astio reciproco era tale che sua figlia dava della “bastarda” alla mia. Era un precedente che non doveva ripetersi.
«Jessica dovrebbe scusarsi», insinuai.
Ma Carolina scosse il capo. «Sicuramente tua figlia ha capito male», disse con tono di sfida. «Anche se non è da escludere che qualcuno la chiami a quella maniera», aggiunse con astio. «In fondo è quel che è, una figlia di NN. O sbaglio, Valeria?»
Chiusi gli occhi per contare fino a dieci, ma mi fermai a tre. «Tuo padre scopava con mia madre», dissi a voce alta, senza essere certa che fosse effettivamente così in quell’universo. «Se vuoi ti descrivo la forma del suo cazzo, così puoi controllare», aggiunsi con livore. «Quindi, prima di farmi sentire una puttana solo perché cresco mia figlia da sola, chiediti se la tua vecchia è tanto frigida da costringere tuo babbo a tradirla».
«Mia madre è morta!» mi “ricordò” Carolina. «Eravamo alle medie, ed è stato terribile», continuò. «Come puoi dire queste cattiverie?» chiese in lacrime colei che aveva insegnato alla figlia di sei anni a dare della “bastarda” a una sua coetanea.
Max sfruttò il fischietto per richiamare le altre bambine, incuriosite e in parte inquietate dalla scena. Qualcuna era anzi prossima alle lacrime «Mettetevi lì in cerchio, dietro la linea», ordinò perentorio indicando la parte opposta del campo da volley. «Voi no!» disse quindi rivolgendosi a mia figlia e Jessica, quando le vide raggiungere le altre. «Per voi qui non c’è più posto» aggiunse soprattutto a beneficio di noi madri.
Jessica e Carolina protestarono in maniera colorita. Luce invece recuperò la giacca della tuta e mi chiese di portarla a casa. La accontentai.
Mia figlia imparò una lezione importante dalla faccenda del minivolley: anche se era stata provocata, l’aggressività era controproducente. Di conseguenza avrebbe cercato di essere meno impulsiva in seguito. Tuttavia restò comunque una grandissima scassapalle petulante.
«Sei un cane!» mi disse un pomeriggio, pochi giorni più tardi.
La fissai. «Perché mai dovrei essere un cane».
«Perché non ti piacciono i gatti».
Voleva un felino, e da qualche giorno continuava ad insistere perché ne prendessi uno al negozio di animali. Personalmente non avevo nulla contro i gatti, che ritenevo animali eleganti e silenziosi. Però non sapevo se fossi o meno allergica al loro pelo, o se lo fosse mia figlia. Visto che avevo fatto fuori il quaderno con Snoopy in copertina, decisi di controllare tra le mie cose. Doveva pur esserci una qualche cartella clinica da qualche parte, visto che in fondo avevo comunque partorito.
Non trovando nulla a casa mia, frugai da mia madre.
«Cosa è quello?» chiese Luce individuando un’agenda rossa sotto una pila di documenti.
Sorrisi. «E brava la mia ragazza», considerai. «Per cena puoi avere i broccoli!»
«Non mi piacciono i boccoli», protestò lei.
«Broccoli», la corressi. «Allora come premio non ti faccio i boccoli e ti faccio i broccoli».
L’agenda era ancora una volta stracolma di informazioni. Tuttavia non capivo una mazza di fisica, come era sempre stato, quindi per me tutta quella roba era come ostrogoto traslitterato in greco. Nell’ultima pagina però trovai una sorta di nota esplicativa. Erano poche righe scritte in penne blu, nelle quali si sintetizzava per sommi capi il funzionamento degli universi paralleli. Era tutto comprensibile, anche troppo forse. Ciò che lessi mi inquietò. La grafia inoltre era quella di mia madre. Almeno da morta mi rivelava ciò che mi aveva sempre nascosto da viva. Strappai quindi quella pagina e la feci a pezzi.
«Sei arrabbiata?» chiese Luce.
Scossi il capo, fingendo di star bene. «No!» dissi.
«Cosa c’era scritto in quel foglio?»
«Era una ricetta per una torta», mentii ancora.
La compensazione, la morte definitiva di alcune persone, la cuspide, il non potersi suicidare, la figlia femmina a ventitré anni, il fatto che prendendo una decisione importante gli universi si sdoppiassero: tutte cazzate! La fisica è una scienza che l’uomo studia per approssimazione e che non può evitare di inzozzare con minchiate mistiche. Gli esseri umani sono incapaci di accettare la casualità e perciò ipotizzano l’esistenza di un destino che talvolta chiamano Dio. In fondo quando accade una tragedia è confortante incolpare un disegno superiore.
«Sai che dico?» conclusi sorridendo a mia figlia, e decidendo che non le avrei mai rivelato il vero significato e funzionamento degli universi paralleli. «Adesso la mamma ti porta a prendere un gatto, ok?»
«Voglio un coccodrillo!» affermò quindi. Le presi un’iguana e lei lo chiamò Merda.

Il 7 Ottobre 2016, mentre preparavo la colazione, e mentre sculettavo spensierata sulle note di Days are Forgotten, mia figlia, ormai dodicenne, apparve in cucina. Aveva sul volto un’espressione sconvolta.
«Tutto bene, amore?»
Scosse il capo. «Perché abitiamo qui?» chiese spaventata. «Dove è papà?» continuò. «Il tuo piede…» osservò infine. «Mamma, ti è ricresciuto il piede?»

Annunci

7 pensieri riguardo “Le dimensioni contano – Parte 49

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...