La Mistress mi stressa.

Il Bull si svegliò poco dopo le dieci del mattino, tre ore dopo essersi addormentato. Nello stesso momento in cui si era alzato dal letto, aveva paradossalmente sperato che un qualche fenomeno paranormale, o divinità metafisica, avesse cancellato l’eccitante, ma sanguinoso, weekend appena trascorso.
Non aveva un’idea precisa delle ragioni psicologiche che avevano trasformato una domenica orgiastica in un brutale omicidio, ma gli venne il dubbio che la Mistress avesse deciso sin da subito che quello non dovesse essere solo un semplice gioco erotico. Era altresì certo che la pistola non fosse stata posizionata nel primo cassetto del comodino per puro caso. Ad alleviare solo in parte i sensi di colpa, la vittima – un trentasettenne disoccupato che abitava e viveva solo – era probabilmente morta sul colpo, senza soffrire.
Il cadavere ripulito dalle impronte digitali era stato abbandonato davanti al piazzale di una chiesa di periferia. Le indagini, come spesso capita quando a finire brutalmente è la vita di chi lascia pochissimi affetti, sarebbero state circoscritte a qualche domanda qui e là alla gente del quartiere e a una breve serie di relazioni, senza tutto la scrupolo che sarebbe stato opportuno usare. Il fatto che il poveraccio avesse assunto prima di morire un’ingente quantità di narcotici, oltre alla presenza sul suo corpo di ferite e lividi che potevano suggerire una colluttazione, avrebbe quasi sicuramente fatto archiviare la vicenda come un’esecuzione voluta da qualche pusher. Così, celata l’indeterminata definizione di “spacciatore”, avrebbe trionfato l’impunità, con buona pace di chi credeva a certe vaccate sulla giustizia. Sicuramente nessuno si sarebbe scandalizzato.
I carnefici non erano certo preoccupati dalla galera. Erano ricchi, avevano un ottimo alibi e potevano definirsi amici di un buon numero di rinomati avvocati penalisti.
Il Bull in particolare, che si sentiva assassino anche se non aveva premuto il grilletto, non aveva ipotizzato, nemmeno per sbaglio, che quella vicenda potesse costringerlo alla galera. Già pochi minuti dopo lo sparo, mentre trascinava per le caviglie il corpo esanime della vittima, i suoi pensieri erano comunque concentrati su chi era rimasto vivo. Era preoccupato della Mistress, che viveva la consapevolezza da omicida in preda all’eccitazione e non al rimorso.
Anche se lei continuava a ripetere di essersi semplicemente difesa, il Bull non le credeva. Non a caso, le chiese semplicemente di tacere e dargli una mano a spogliare il cadavere. La donna lo aiutò solo in parte: per denudare la vittima usò un paio di forbici, con la presunta intenzione di far prima. In realtà creò nuove ferite, con uno strano sadismo da necrofila. E anche se parlò di errore, evirare il morto fu un gesto assolutamente premeditato.
Il pene della vittima era ora sotto formalina, conservato assieme alle olive sotto il lavandino della cucina rustica. Non era un vezzo, ma l’inizio di una collezione.

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Rock and roll star.

Parzialmente ispirata da Don’t Look Back in Anger, nel blog meraviglioso di Quidmarino

oasis9384493

Vivi la tua vita in città, senza alcuna via di uscita.
Le serate le trascorri al bar. Frequenti gli amici di sempre, che poi non sono nemmeno amici, ma una compagnia. Le amicizie non esistono, solo persone con cui sprecare assieme il troppo tempo inutile. Non hai una persona a cui confidare i tuoi tormenti, e perciò bevi.
Da queste parti chi lavora in un pub raccoglie più confessioni dei preti, nonché consensi. Fai la comunione con i chips & fish, che sono tanto fottutamente buone da lasciarti credere che forse siano più adatte dell’ostia per il ruolo di Corpo di Cristo.
La rissa non è una deriva sociale, ma puro folklore. Non ci si picchia per rabbia, ma per tenersi allenati a vicenda. Si fa a botte finché non si perdono i sensi. E spesso chi ti manda KO veglia su di te finché non ti risvegli. Poi tornate a casa assieme, chiamandovi “amico” a vicenda.
Chiudi la giornata in mutande, dopo aver lavato i denti, ascoltando una di quelle stazioni radiofoniche che mandano Bowie, poi i Quiet Riot, ancora Bowie, i Joy Division, Bowie e i Mott The Hoople (la canzone con Bowie).
L’ultima sigaretta la condividi con l’emicrania da sbronza e rissa, rimasticando un’immagine mentale color porpora, tagliata come i vecchi filmini della tua infanzia, sui Super8. Quei filmini con la tua famiglia sorridente e tutt’altro che felice. La famiglia appunto, quella roba a cui tu non pensi mai. Del resto hai visto come sono finiti Ian Curtis e Deborah: prima o poi si incontra Annik.
Però non sei solo. Hai una fidanzata di cui non conosci il secondo nome, né il cognome, né l’indirizzo di casa. Ci stai assieme perché scopa bene, anzi, perché non le fa schifo scopare con te. Vi vedete ogni tre giorni. Vi divertite per venti/trenta minuti e poi vi rilassate con qualche sterlina d’erba. A volte lei ti telefona, ma solo se ha bisogno di un passaggio. Tu invece non la chiami mai. Del resto non avresti nulla da raccontarle. Non sei mica bravo con le parole. Ogni volta che vuoi esprimere un’emozione, accendi lo stereo e lasci che qualcun altro lo faccia al posto tuo. Tu ti limiti a livellare il volume, rigorosamente fastidioso. Se sei incazzato, lasci che i Sex Pistols urlino al tuo posto. Se sei triste, assecondi la malinconia dei Bahuaus. E quando sei felice… beh, non sei mai felice.
Sei il re del cibo in scatola. Sei quel genere di personaggio che alle diete macrobiotiche preferisce il digiuno. Non sei mai andato a correre in vita tua. Lo sport lo segui solo in Tv. Quando vai a giocare a calcio, lo fai nella speranza di fare a botte con i ragazzi dell’altro rione. Hai trascorso gli anni della scuola ad annusare il meglio della letteratura inglese, ma poi hai scoperto il punk, il glam e il glam in chiave punk. Hai imparato l’importanza del muro di chitarre, e di testi privi di senso come quello di Supersonic. E c’eri anche tu a Knebworth Park, assieme ad altre 165000 persone, ad osservare i fratelli Gallagher mettere in scena una set list da serata al club, suonata freneticamente. Gli Oasis che quella notte ribadirono con un ruvido rock and roll quanto gli inglesi siano probabilmente animali da Pub anche nei grandi spazi. E tu in mezzo, a brillare, come una delle 165000 stelle del Rock and roll. Quella notte eri una stella del rock and roll e nient’altro. Solo una stella del rock and roll. E alla fine, sulle note di I am the Walrus, eri ancora ubriaco di Champagne Supernova.

Oasis – Rock and roll star.

I live my life in the city
There’s no easy way out
The day’s moving just too fast for me
I need some time in the sunshine
I gotta slow it right down
The day’s moving just too fast for me
I live my life for the stars that shine
People say it’s just a waste of time
Then they say I should feed my head
That to me was just a day in bed
I’ll take my car and drive real far
They’re not concerned about the way we are
In my mind my dreams are real
Now we’re concerned about the way I feel
Tonight I’m a rock ‘n’ roll star
Tonight I’m a rock ‘n’ roll star
I live my life in the city
There’s no easy way out
The day’s moving just too fast for me
I need some time in the sunshine
I gotta slow it right down
The day’s moving just too fast for me
I live my life for the stars that shine
People say it’s just a waste of time
Then they say I should feed my head
That to me was just a day in bed
I’ll take my car and drive real far
They’re not concerned about the way we are
In my mind my dreams are real
Now we’re concerned about the way I feel
Tonight I’m a rock ‘n’ roll star
Tonight I’m a rock ‘n’ roll star
Tonight I’m a rock ‘n’ roll star
You’re not down with who I am
Look at you now you’re all in my hands tonight
Tonight I’m a rock ‘n’ roll star
Tonight I’m a rock ‘n’ roll star
Tonight I’m a rock ‘n’ roll star
It’s just rock ‘n’ roll
It’s just rock ‘n’ roll
It’s just rock ‘n’ roll
It’s just rock ‘n’ roll
It’s just rock ‘n’ roll
It’s just rock ‘n’ roll
It’s just rock ‘n’ roll
It’s just rock ‘n’ roll