Lunedinsella – E Jorge Lorenzo???

Lunedì scorso, sono cominciati a Sepang i test della MotoGp.

Diciamoci la verità. Ci aspettavamo solo due scenari possibili: Lorenzo velocissimo come Stoner nel 2007; Lorenzo nella merda come Rossi nel 2011.
E invece?
E invece non è chiaro se sia o meno nella merda, ma è chiaro che non è velocissimo. Quando può, il maiorchino gira più rapido di tutti, costantemente e da subito. Se non lo fa, significa che non ne ha. Fine.
In sintesi, Lorenzo non si trova male, ma la caterva di dollari che arrivano dalla Audi non sono per non trovarsi male.

È pagato per far sviluppo un certo Casey Stoner, pilota australiano capace di fare 1’59.7 su una pista non ancora gommata mentre il resto del mondo gira 2 secondi più lento.
È mancato nelle dichiarazioni post-Sepang un “Lorenzo può vincere il titolo”, esattamente come è mancato un “grazie Stoner per avermi chiarito alcuni dettagli sulla Gp17”. Hanno girato due volte assieme e due volte l’australiano era davanti.
Ogni volta che gira Casey, noi tifosi soffriamo, e la Ducati fa la figura di chi si compra la Q7 per parcheggiarla in cortile. Il 31enne ha ancora molta stoffa, e lo dicono i risultati, anche se sono solo test.

Sono solo test anche per Dovizioso. Il forlinese dichiara di trovarsi molto bene e, non a caso, dimostra di avere un discreto feeling con la Gp17. Feeling che non manca nemmeno al sorprendente Bautista, pilota titolare di un iride 125 e poi dimenticato tra Suzuki, Honda Clienti e terrificanti Superbike firmate Aprilia travestite da MotoGp. Lo spagnolo è salito sulla Ducati dello scorso anno, e ha cominciato a girare più veloce di Lorenzo, Rossi, Iannone, e Pedrosa. Tutto questo di continuo e con una facilità imbarazzante. Ovviamente non è candidato al titolo, ma è il miglior spot pubblicitario per la rossa di Dall’Igna.

La promozione alla Yamaha la fa invece il francese Zarco, due volte iridato moto2 e due volte in Top10 nei test di settimana scorsa. Mercoledì si è messo dietro le Suzuki e ha dimostrato di poter migliorare giorno dopo giorno. Come Bautista, non è candidato al titolo, ma sta andando bene e allunga la lista di papabili nella lotta al podio.
Fa il promoter anche Iannone che, parafrasando, condivide la sua impressione su quanto il telaio Ducati faccia cagare rispetto a quello Suzuki. E per dimostrarci che è vero (cit. Elio e le Storie tese) si piazza in prima posizione nella seconda giornata di Test.

Apatico come un’ameba il buon Vinales, recentemente lasciato dalla fidanzata. Per mediaset non è un Big, dato che martedì (Vinales secondo e Rossi quarto) il main-title recitava “Rossi migliore dei Big”. Per ora, lo spagnolo ha girato più veloce di Rossi anche quando hanno fatto la gara a chi mangiava più hot-dog, e sembra pericolosamente imprendibile quando la moto va semi-quasi-bene; ha detto che non è tutto ok, che deve migliorare. Credo che non lo vedremo felice nemmeno se vincesse il mondiale già ad Aragon.
Guardatevi i tempi e capirete.
Felice invece il buon Valentino (vi metto il cognome, o sapete di parlo?). La Yamaha va veloce anche con Folger, Lorenzo le prende da Dovizioso e ogni elemento ciclistico/motoristico provato dal pesarese sembra funzionare alla grande. Il 38enne italiano è il mio favorito per il titolo, sempre che Vinales o Marquez non battezzino quelle stagioni in cui uno scappa sempre e gli altri lottano per il terzo posto. Rossi nel corpo a corpo resta il migliore e quest’anno sembra avere un grandissimo passo.

Riguardo a Marquez, le possibilità sono le seguenti: uno, va tutto come nel 2014, cioè RC213V imprendibile e mondiale vinto a Giugno; due, va tutto come nel 2016, quindi piove tanto, Valentino butta via 4 gare, e Vinales si dimentica di guidare sull’acqua; tre, le Yamaha vanno forti e lui dovrà vedersela con un ragazzino che odia, e con un vecchietto che afferma di adorare. È diventato ragioniere, ma è giovane per accontentarsi dei secondi posti. Soprattutto se la lotta al podio è estesa a una rosa di 7-8 piloti.
Non mi esprimo su Pedrosa, che guida sempre come se corresse gratis e solo per la gloria. Mi esprimo invece su KTM e Aprilia: Smith le prende dai collaudatori, e non solo da Stoner, ma anche da quei giapponesi con il nome impronunciabile; riguardo Noale invece, un flash ogni tanto di Espargaro vale tutti i soldi che si stanno investendo?

Alla prossima.

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Stagione 2017 – Lunedinsella

Con i test invernali di Jerez/Portumao della Superbike, mercoledì è cominciato il mondiale 2017.
Nelle derivate di serie perdiamo Brooks, Giugliano e Guintoli, che volano in Inghilterra, ma assistiamo al ritorno di Laverty e Melandri (32 vittorie in due) e all’arrivo di Bradl (iridato 2011 in moto2 contro Marquez).
Il quadro mostrato tra Spagna e Portogallo è dipinto con gli stessi colori che hanno caratterizzato le ultime due stagioni: Rosso e Verde. Ducati e Kawasaki sembrano avere qualcosa in più, sia le factory, sia i kit clienti. Rea sembra l’ammazza-categoria ammirato a inizio 2015 e 2016, Sykes resta clamoroso nel giro secco, Davies ha dominato sabato in Portogallo e Melandri si è adatto in fretta alla Panigale.
Non è più una sorpresa Savadori, passato al team Milwakee. L’italiano è riuscito a portare l’Aprilia RSV al secondo posto globale della due giorni spagnola, disturbando così l’egemonia della bicilindrica Ducati e della Ninja. Fa altrettanto Laverty a Portimao, piazzandosi secondo dietro a Davies. L’Aprilia non è la moto migliore, ma è vicina alle prime due.
Deludono ancora Honda e Yamaha. La dea alata ha portato in pista una moto nuova, più leggera e potente, ma il distacco dalle prime è quasi prossimo al secondo. La quattro cilindri dei tre diapason fa anche peggio, confortata da qualche blitz del solito Lowes.
Buono nel complesso il livello 2017 della categoria, con nomi come De Angelis, Russo, Fores sulle private. Deludono notevolmente le Bmw, spesso lontane e apparentemente complesse da gestire.

In MotoGp si è cominciato invece stamattina. Si prospetta una stagione di transizione, visto che su 12 ufficiali, solo Rossi, Pedrosa, Marquez e Dovizioso ricominceranno dalla moto 2016.
Il più atteso è ovviamente Lorenzo, che dopo aver lottato a lungo per il mondiale dovrà ricominciare da un team che aspira a vincere 3-4 gare all’anno -con buona pace per l’ottimismo delle dichiarazione pre-season.
Attenti a Rins, è un cascatore ma è veloce, e arriva quasi senza palmares su una moto ufficiale che non è lontana dalle prime e che non nutre l’ansia di vincere per forza il titolo. Stoner cominciò così nel 2007.
Sono curioso invece di vedere quanto cresceranno le Ducati, quanto Vinales saprà mostrarsi cattivo in gara nel corpo a corpo e quanto Iannone riuscirà a fare con una moto più morbida.
Dopo 6 anni, ho finalmente anche un pilota preferito da tifare, visto che quest’anno sulla Tech-3 vedremo il francese Zarco. Non è candidato né al titolo, né alla vittoria di GP, ma spero di vederlo qualche volta sul podio. Mezzo e circostanze permettendo.