Tra parenti, sì.

I parenti che speri non vengano a trovarti. Quelli che invece speri nemmeno ti chiamino. Quelli con cui inventi scuse per non farti trovare. Quelli che ti trovano comunque. Quelli che trovano divertente attaccarsi al citofono. Quelli che da trentacinque anni salutano con “buongiorgio“. Quelli che si presentano a casa tua alle 13:00, quando sei oramai seduto a tavola. Quelli che “non vogliamo disturbare”, ma disturbano ugualmente. Quelli che si sono dimenticati la discrezione. Quelli che proprio non l’hanno mai imparata. Quelli bugiardi. Quelli bugiardi e presuntuosi. Quelli bugiardi e presuntuosi e saccenti. Quelli che si muovono portandosi dietro i suoceri. Quelli che si portano dietro suoceri più irritanti dell’acido solforico. Quelli che vanno al mare a mezzogiorno. Quelli che fanno un sacco di foto. Quelli che, anche se non ti importa, poi le foto te le mandano via Whatsapp. Quelli che, non trovandoti su Whatsapp, ti cercano su Telegram. E su Instagram. E su WordPress. Quelli che “rifatti Facebook, così vedi le foto”. Quelli che per farti vedere quelle strafottutte foto (piedi, tramonti e piedi al tramonto) ti aprirebbero le palpebre come accade al povero Alex DeLarge in Arancia Meccanica. Quelli che non hanno visto Arancia Meccanica perché, dicono, è noioso. Quelli che hanno visto cento volte l’inizio di Full Metal Jacket, eppure non ne conoscono il finale. Quelli che non hanno riso per Il Dottor Stranamore. Quelli che confondono Jeremy Irons con James Mason. Quelli che hanno fatto la naja. Quelli che durante la naja non le prendevano mai, dicono. Quelli che non le hanno mai prese, dicono, e che una volta sono usciti con Federica Fontana. Quelli che abitavano nel condominio di Del Piero. Quelli che “forse non lo sai, ma Del Piero è gay”. Quelli che malauguratamente hanno poi davvero incontrato Del Piero, ma, nonostante le nostre sollecitazioni, non si sono però avvicinati a ricordargli di quando abitavano nello stesso condominio. Quelli che “lasciamo in pace Alex, che si infastidisce”. Quelli che si infastidiscono se insisti. Quelli che si infastidiscono all’idea di risultare indifferenti. Quelli che si incazzano quando si rendono conto di risultare effettivamente indifferenti. Quelli che, se non ti fossero parenti, non frequenteresti nemmeno dopo tortura. Quelli che la tortura è frequentarli. Quelli che non sanno di essere i parenti che tu speri non vengano mai a trovarti. E torturarti. E tra parenti: sì, avete rotto i coglioni!

Bonucci al milan

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Poesianonima

Nascoste in un pertugio invisibile di impulsi elettrici
piccole sinapsi in codice binario convertite in affetti
proiettate su una retina rivestita da endorfine positive
trasmessa infetta e travestita da candido metaromanticismo
dai dettagli cromatici indelebili degli endecasillabi
su più di uno strato viscoso di latice plasmato e posato.
Il tuo anonimo affetto circoscritto ai dettami d’opinione
delineato senza i pastelli e filtrato in carta di carbone
umidificato in sfumature spugnate dall’intorpidirsi dei sensi
questo sentimento che batte toc-toc sulla soglia d’orgoglio
lasciando scorati i rumori di un soffio di tempo sbiadito
e veleggerà sereno verso l’approdo degli amanti passati.

Il feticismo degli uniposca

Le vostre amanti non lasceranno mai i mariti per stare definitivamente con voi. Ma nemmeno voi lo fareste al loro posto, anche se affermate diversamente. Proverete ad insegnare ai vostri figli il valore di istruzione, denaro e salute, sperando che non si accorgano della bontà delle droghe, della promiscuità e dell’ebbrezza di un piccolo furto ogni tanto. Sarete complici di suicidi evitabili, occhi incoerenti devoti all’omertà, malinconici saccenti al sicuro nella propria prigione di presunzione. A volte vi ricorderete dell’Uniposca nero, che usavate per colorare l’audiocassetta degli Oasis. Farete testamento, ma morirete più lentamente di quanto siate disposti a scommettere.
Rilassatevi: non soffrirete.
La tecnologia si evolverà tanto rapidamente da non lasciarvi il tempo di abituarvici. Vi sentirete giovani finché un patetico cesso – ciccione – sfigato non rifiuterà un vostro complimento. A quel punto capirete di essere giunti alla frutta e aver perso definitivamente il vostro fascino. Allora comincerete a pensare a tanti anni fa, quando i partner vi cadevano ai piedi e le vostre affermazioni venivano considerate perle di scienza. Vi renderete conto di essere diventati terribilmente noiosi, e ripetitivi, e scontati, e odiosi, e porcoddio!!!
Troverete inaccettabile che il vostro spirito si spenga per sempre.
I vostri dischi, i vostri libri, le poesie scritte sul quaderno con la copertina gialla, l’Ibanez acustica a cui dovete sostituire il Si da almeno sei anni, le fotografie del primo viaggio in Grecia. Tutta robaccia che finirà in uno scatolone, etichettata come “roba di nonno” e abbandonata all’umido preda di topi e insetti. E la vita altrui continuerà a scorrere, in giornate e minuti sprecati principalmente a far niente. La tecnologia continuerà a evolversi, audiocassette e Uniposca diventeranno feticci da museo, la corda andrà ancora piuttosto di moda nei suicidi, e gli adolescenti continueranno a farsi, sbronzarsi e scopare. Nessun marito adultero abbandonerà la moglie, ma le amanti, anche quelle particolarmente brave a fare lunghi e appaganti pompini, non perderanno mai il diritto di sperare diversamente.

Everything counts (in large amounts)

Non credo che il tempo sia mai trascorso così velocemente come negli ultimi sei mesi. C’è una strana passione che accomuna stupratori e autosabotatori seriali: è la contemplazione del dolore. Assomiglia a quei porno su videocassetta che non si trovano più, quelli che rallentavano e stonavano per via dell’umidità. Ricordi trapassati e che non affronti tu. Strano come la vita cominci a correre quando non ti frega più un cazzo di viverla. Ma è così, e passo il tempo a chiedermi cosa farò domani, ma al risveglio collasso perché infarcito di psicofarmaci. Stanotte ho sognato il mio parrucchiere, quello morto tre anni fa. Speravo mi desse dei numeri da giocare al lotto, invece mi ha tagliato i capelli. Il suono delle forbici mi infastidiva, così ho cominciato ad ascoltare i Depeche Mode. È stata una roba del genere Everything Counts, ma senza balletto. Guardo il cielo ultimamente, ma in modo diverso rispetto al passato. Comincio a stupirmi sempre meno, e non è un problema. A volte parlo nel sonno, ma altre sniffo, lo trovo più pratico. Mr Saito ai tempi dei narcotici.

Non so se avete presente Don Camillo, tutta la saga cinematografica intendo: immaginate di riguardarlo di continuo, tutti i giorni, per circa 200 giorni. Secondo voi è folle? È folle sperare che vostro figlio nasca con la voce di Dave Gahan, Peter Murphy o Ian Curtis? Conosco persone che hanno ricevuto un caffè in eredità. Io ho ricevuto le fobie, e una sensibilità che non serve a un cazzo se prima non bevo. Per fortuna mi piace bere.

Legatemi i polsi, legatemi le caviglie. Restate lì, a un metro da me, e fissatemi. Aspettate che il mio cazzo diventi duro, sfioratelo con la punta del vostro alluce e provate la sensazione del controllo guardando nelle mie pupille. Ricordatevi che sono effetto di farmaci, ricordatevi che mi sono tagliato le vene tante di quelle volte da essermi cucito una cerniera dei polsi, che alla fine è anche utile per il bondage. Mi piace vivere qui, nel labirinto dei sei mesi di apatia, circondato da fobie e da fissazione alte come grattacieli. Vorrei che la mia gola bruciasse, vorrei cantare fino allo sfinimento un brano dei Poison, mentre un cane rabbioso abbaia in Do diesis, e tutto il resto scorre come sborra che si rimescola al sangue durante uno stupro. Ho riscoperto ricordi che avevo dimenticato. Ma questa è un’altra storia, e ho altri sei mesi per raccontarla.

Salvo non riapra le cerniere.

Sono salvo.

Guera in Siria – Eroina – Suicidio – Come tagliarsi le vene.