#frammento 48

Un passo indietro verso la calcolatrice. Poi uno di sotto. Il notes; penne nere nere che appuntano i miei movimenti da granchio; penne nere nere, un passo da granchio, il notes. Il controluce. Fotografia auricolare rivestita platonicamente dall’interiorità. Ardenti versi riguardo le fedi, e le efelidi, in sfumatura e inquadratura. Corso fotografico sulle tecniche ritrattistiche classiche. Insisto. Corso porco dio, ma la parrocchia cittadina non l’approverà mai. Immaginate un paese con una strada chiamata corso porco dio? E nel frattempo mi ritrovo in ginocchiato; al confessionale, dico. Chiedo perdono per la bestemmia, ma non per “dio” in minuscolo: voglio garantirmi il purgatorio; nell’incertezza, preferisco l’ibrido. Il purgatorio è un poco la Toyota Prius del metafisico post mortem.
Ora alcuni versi riguardo il suicidio: gli amidi, le lacrime, la frittura, corso culinario per la depressione, cucinare bene a cuore spento, corso culo in aria per la vocazione, lessare bene sotto sale, lento, corso le faccio la rima di morso e magari esamino liricamente. Morso al soccorso!