#frammento 50

Giurare di cambiare e tante altre simili promesse che non andrebbero mai avanzate:
poi è necessario mantenere, e la coerenza, è risaputo, non è di questi tempi. Proprio
come lui che tornò da Lei, quando Lei lo richiamò. Si diedero reciproche colpe, ma poi
ma poi, sì, poi, e ancora poi, quando dichiararono di volersi ancora, e si ricominciò
e tutto da capo, in un esplosione di lacrime e affetto. Parlare di quanto abbiano perso.
Quel senso di vuoto percepito per lunghi X giorni, riempendo il vuoto su whatsapp.
O forse no! Forse è solo un riverbero retorico che fa sopravvivere un tedioso romanticismo. Perché è troppo presto giurare affetto senza avere la cautela di osservare le cicatrici.
Che poi esiste un motivo se, per esempio, lunedì e giovedì hanno quei nomi diversi:
sono giorni differenti in fondo. Non si assomigliano, esclusi alba e tramonto in comune.
E le persone non fanno differenza. O meglio, poche persone fanno differenza. Raramente
quelle attenzioni che il lunedì colmano ogni vecchio vuoto sono già scemate il giovedì,
ma ogni singola parola che Lei pronuncia puzza della stessa identica merda già masticata. L’amarezza percepita tempo prima, l’incapacità di perdonare, di credere alle rassicurazioni. Anche quando giura di amarlo, che le frasi pronunciate talvolta sono solo frasi: è colpevole!
è Lui il vero colpevole, così feroce da cercare un pretesto per mollarla così, di botto, con un… punto.

#frammento 48

Un passo indietro verso la calcolatrice. Poi uno di sotto. Il notes; penne nere nere che appuntano i miei movimenti da granchio; penne nere nere, un passo da granchio, il notes. Il controluce. Fotografia auricolare rivestita platonicamente dall’interiorità. Ardenti versi riguardo le fedi, e le efelidi, in sfumatura e inquadratura. Corso fotografico sulle tecniche ritrattistiche classiche. Insisto. Corso porco dio, ma la parrocchia cittadina non l’approverà mai. Immaginate un paese con una strada chiamata corso porco dio? E nel frattempo mi ritrovo in ginocchiato; al confessionale, dico. Chiedo perdono per la bestemmia, ma non per “dio” in minuscolo: voglio garantirmi il purgatorio; nell’incertezza, preferisco l’ibrido. Il purgatorio è un poco la Toyota Prius del metafisico post mortem.
Ora alcuni versi riguardo il suicidio: gli amidi, le lacrime, la frittura, corso culinario per la depressione, cucinare bene a cuore spento, corso culo in aria per la vocazione, lessare bene sotto sale, lento, corso le faccio la rima di morso e magari esamino liricamente. Morso al soccorso!