Calore

Mani strette, distanti, ritrovate
sorrisi timidi, infiniti e ambrati
decadi di feroce amore inespresso
come un incendio mai soffocato
e un tragico male mai estirpato
come l’arcobaleno in cimitero
e i soffi di bora colmi di zolfo
in un solo abbraccio contorto.
Aspettavo.

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Barbarie.

Branchi in acciaio e ottone
arginati da vagiti di pietà
come serpi in un lago di bile
strisciano decisi e impassibili
verso un nuovo nome da scolpire
una mano su cui non contare
un vecchio respiro da omettere
come un vestito lacerato e liso.
Tacevo.