F.01

Come si riparte? Credo facendo suonare un buon disco e sorseggiando una camomilla. Forse è sufficiente, forse no, ma ha importanza? Servono foglie di Negrita, e note di XXX. Tutto qui, semplicemente. Appesi come spighe di grano in attesa che il vento ci porti via. Fumati, sfumati. Oggi è una di quelle giornate in cui ho ripreso contatto con la realtà. Ho visto il sole sorgere, l’ho visto tramontare. Ho visto le vecchie amicizie mischiarsi alle nuove, un vecchio amore incontrare una nuova ossessione. Ho capito che non ha importanza. Non ci sono risposte a certe domande. Solo il tempo che scorre, nulla di più. Qualche “anche io” che fa piacere. Magari uno spritz. O più semplicemente una birra. E il profumo della miscela di una vecchia moto 2 tempi. Magari i discorsi sui carter. Le foto di un matrimonio a cui nessuno di noi sarebbe voluto andare. Il sapore della torta. O il sapore che ho ora in bocca. Non so, se avete provato il solfato di cocaina mescolato alla marijuana, il sapore che percepisco è quello. E ‘fanculo!

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Era inevitabile. Un ricordo aveva navigato nel mare inquieto del mio rancore e le sue scialuppe erano approdate nei lidi importuabili del rimorso. In genere a costruire i porti si pensava solo quando si voleva fuggire. Era una commercializzazione delle paure recondite, un baratto tra insensibili che non accettavano le proprie responsabilità. Sia i delusi che i polemici erano cresciuti in un’aula in cui al posto del crocefisso era appesa l’assenza di autocritica, e non c’erano appendini per giubbotti, solo madri che insegnavano a futuri mammoni che l’importante era fingere di provarci. Tanto valeva sostituire la mensa con corde per impiccarsi, e insegnare Love Will Tears Us Apart piuttosto che l’Ape Maia. Si imparava a dipingere tricolore la fossa prefigurata dalle maestre, ed era un poco come quando può andare peggio poi piove, solo che lì che pioveva. Ma alla fine forse poteva anche andare peggio… avrei potuto non svegliarmi da quell’incubo, per esempio.

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