Era inevitabile. Un ricordo aveva navigato nel mare inquieto del mio rancore e le sue scialuppe erano approdate nei lidi importuabili del rimorso. In genere a costruire i porti si pensava solo quando si voleva fuggire. Era una commercializzazione delle paure recondite, un baratto tra insensibili che non accettavano le proprie responsabilità. Sia i delusi che i polemici erano cresciuti in un’aula in cui al posto del crocefisso era appesa l’assenza di autocritica, e non c’erano appendini per giubbotti, solo madri che insegnavano a futuri mammoni che l’importante era fingere di provarci. Tanto valeva sostituire la mensa con corde per impiccarsi, e insegnare Love Will Tears Us Apart piuttosto che l’Ape Maia. Si imparava a dipingere tricolore la fossa prefigurata dalle maestre, ed era un poco come quando può andare peggio poi piove, solo che lì che pioveva. Ma alla fine forse poteva anche andare peggio… avrei potuto non svegliarmi da quell’incubo, per esempio.

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