Le dimensioni contano – Parte 51 – Finale

Oggi è il 16 Settembre 1987. In questo momento sono una paziente di sette anni ricoverata al reparto di ortopedia del Policlinico Santissima Annunziata di Sassari. Sono la figlia di Anna, un’affascinante trentenne sposata con un bellissimo infermiere biondo, mio papà, l’uomo più bello del pianeta.
Mamma e papà si amano tanto, anche se a volte litigano. In genere causa della lite è mio nonno, il dottor Lafitte, un medico belga che continua a definire gli infermieri come “dottori mancati”. In realtà mia madre litiga anche con mia nonna, che spesso si dimentica di badare a me quando dovrebbe. Io però voglio bene a tutti, anche se per nessun parente nutro l’affetto che provo per Sonia.
Sonia è una rompiscatole prepotente, saccente, opportunista e talvolta bugiarda. Ma anche io sono una rompiscatole prepotente, saccente, opportunista e talvolta bugiarda. Sonia è la mia migliore amica, ma anche la mia nemesi. Passiamo il tempo a bisticciare, ma siamo inseparabili. Per questo motivo Sonia è l’unica compagna di classe a cui permetto di farmi visita.
«Come stai oggi?» mi chiede sedendosi sul bordo del letto.
Non le rispondo. Purtroppo sono ricoverata in ospedale, perché una settimana fa mi è successa una bruttissima cosa. Ero a Sorso a casa dei nonni, giocavo nell’aia con mia nonna. Quando lei è entrata in casa per rispondere a una telefonata, io mi sono precipitata nel granaio, perché volevo usare la motosega. In passato ho visto tante volte come si avvia quell’affare, ma senza rendermi mai conto che nessuno poggia il piede sulla lama prima di tirare il cordino dell’accensione.
Così il motore della motosega è partito, e la lama ha cominciato a ruotare, maciullandomi una gamba.
Tra una settimana partirò per Londra, dove alcuni super-medici amici di mio nonno si occuperanno di me. Ovviamente qualsiasi operazione e cura a cui verrò sottoposta, compresa la più innovativa e rivoluzionaria, non mi restituirà comunque l’arto. Dunque vivrò il resto della mia vita senza una gamba.
«Quando torni a scuola ci sediamo vicine», afferma ancora Sonia, sperando che le rivolga la parola.
Mi volto e la guardo. Non sorride, anche se si sforza di farlo. «Hai perso un dente!» osservo aspramente, sperando di indispettirla. «Sembri la vecchia di Biancaneve»
«Sì!» conferma lei, per nulla scalfita dal mio tono ostile. «Ma comunque ricresce, e inoltre è anche passata la fatina dei dentini», aggiunge con invidiabile entusiasmo. «Mi ha lasciato dei soldi sotto il cuscino».
Sbuffo. «Esiste anche la fatina delle gambe?»
Sonia non risponde. «Abbiamo un nuovo vicino di casa», racconta invece. «Si chiama Marco e…»
«E chi se ne frega?»
«Era così per dire», sorride comunque. «Ora vado, ho pallamano alle quattro».
«Sì, vattene, e non tornare più».
«Ciao», mi saluta baciandomi la fronte.
Non mi ha mai baciata in passato. Mi ha morso fino a farmi sanguinare, mi ha sputato contro saliva e catarro, ma non mi ha mai dato un bacio.
Forse avrei preferito uno sputo e un morso.
Ma questa è la mia vita, la mia nuova vita. Nel mio futuro non ci saranno partite di pallamano, corse nei prati o semplici calci a una coetanea che mi sta sulle ovaie; né ci saranno fughe nel cuore della notte in adolescenza, quando mia madre mi riterrà ancora troppo piccola per star fuori la sera. Il primo bacio lo darò a qualcuno che non riterrà imbarazzante frequentare una ragazza con un arto artificiale.
Probabilmente ascolterò e sopporterò gente in perfetta salute che mi spiegherà che la disabilità non sia certo un limite per fare ciò che mi rende felice. Certo, ci sarà anche chi mi offrirà un lavoro in nome dell’integrazione e delle pari opportunità. Magari diventerò un’atleta paralimpica o qualcosa di simile. O forse no. Potrei suicidarmi a quindici anni dopo aver scoperto che Marco Masini ha fatto una cover in italiano di Nothing Else Matters.
Però mi piace pensare che esista un universo parallelo in cui qualcuno mi ha tirato via prima di accendere la motosega, un universo in cui ho ancora due gambe e sono sul campo di pallamano a fare a botte con Sonia e le altre mie coetanee, un universo in cui magari Marco Masini è un promettente tennista che in futuro si dispenserà da fare il cantante o scrivere canzoni.
Passa un’ora, che trascorro a guardare passivamente Bim Bum Bam.
«Ti fa male?» mi chiede un bambino grasso che è appena entrato nella mia stanza.
«Che domanda stupida. Come può farmi male qualcosa che non ho più?»
Mi fissa imbarazzato. «A me hanno tolto l’appendice», mi informa con candore, come se fossimo nella stessa barca. «Ma mi fa comunque male e…»
«E chi se ne frega?»
Lo guardo un attimo. Deve essere più grande di me, perché è più alto di almeno venti centimetri. È biondo, ha gli occhi chiari e le labbra carnose. Sembra il figlio di John Candy.
«Io sono Gabriele», dice porgendomi la mano. «Tu come ti chiami?»
«Valeria», sussurro senza dargli la mano. «Ora vattene».
Ma il bambino biondo non ha intenzione di lasciarmi sola. Forse in un altro universo vorrebbe giocare con una bimba che ha entrambe le gambe. Magari in un altro universo la sua appendice non si ulcera. Ma in questo universo sceglie di stare con me.

But I don’t want somebody
Who’s loving everybody
I need a shy guy
He’s the kinda guy who’ll only be mine

Shy Guy – Diane King

Se vuoi leggere la storia dall’inizio, clicca qui

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15 pensieri riguardo “Le dimensioni contano – Parte 51 – Finale

    1. Mi aspettavo il tuo commento.
      … giuro…
      vedevo il like tutti giorni e pensavo “commenta alla fine”

      grazie di cuore. È una storia che avevo bisogno di buttare fuori e che infatti non riesco a riprendere in mano.
      🙂

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  1. E quindi la storia si è conclusa. Come t’avevo detto ho aspettato a commentare proprio perchè ero curioso di vedere come sarebbe andata a finire.
    Ma partiamo dall’inizio.
    L’idea dei viaggi dimensionali causati dal ciclo mi ha intrigato, l’ho trovata originale e spiritosa. Credo che questa storia potrebbe diventare tranquillamente una serie tv. Se prodotta dai maestri di questo genere, gli USA, o dalla tv de noaltri (rai o mediaset), lo lascio decidere a te. Certo bisognerebbe tagliare un filo di parolacce e qualche scena
    non proprio adatta a un pubblico di minori o suscettibile su tematiche sessuali, ma per il resto…
    Devo dire la verità, a un certo punto mi sono perso. Ho cercato di tenere nota di tutti i nomi, delle loro corrispondenze con i personaggi e provato a dare un senso a tutto. Poi ho lasciato perdere e mi sono limitato a vedere dove mi portava la narrazione.
    Ecco, qui veniamo alla nota dolente. Mi aspettavo qualcosa di più dal finale. Dato per scontato che la protagonista arrivasse alla fine visto che è la voce narrante, speravo in qualcosa di più eclatante, non so, una spiegazione di qualcosa che mi era sfuggita,
    un senso agli spostamenti interdimensionali. Invece, nulla. Tutto basato sul caso, non c’è una regola per i viaggi, se non quella della figlia femmina e (forse) quella della compensazione?
    Ma non ha importanza. Potrei dirti che quà e là vi sono incongruenze di narrazione o discordanze nei tempi verbali o refusi, credo il tutto dovuto solo a una scrittura veloce e d’istinto. Non volevo dirtelo ma non sono riuscito a esimermi, perdonami è più forte di me.
    Perchè in realtà il tutto mi è piaciuto, sei riuscito ogni giorno a creare quella giusta aspettativa che mi faceva arrivare verso una cert’ora a controllare sul telefonino se fosse arrivata la mail della pubblicazione.
    Inoltre l’epilogo mi ha piacevolmente sorpreso. Bella l’idea di ricollegarsi all’inizio della storia con una Valeria che non è quella che abbiamo sempre seguito.
    Quindi, bravo.
    Alla prossima, vediamo cosa mi combini.
    Ah, salutami Valeria…

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    1. Cominciamo dalla grammatica: se non avessi lacune, sarei sicuramente uno scrittore, perché il talento mi viene riconosciuto da anni. Per questo sono su wordpress, perché mi piace essere letto, conscio che non potrei mai scrivere per mestiere.

      Riguardo la scrittura d’istinto, sappi che non è proprio così. Un capitolo lo scrivo in 40 minuti, ma poi non mi ci vogliono mai meno di 2 ore per rivederlo. Per fare in modo che mi leggiate, non posso limitarmi a scrivere, ma devo anche cercare di rendere interessante o esilarante ciò che vi separa dalla fine di ogni capitolo… in caso contrario vi fermereste dopo poche righe.

      Non credo invece ci siano incongruenze di narrazione, anche perché molti fatti sono biografici, realmente accaduti.

      Spiegazione del fattore figlia: le regole dei viaggi tra universi sono costantemente dettate dai protagonisti, ma mai dal narratore; dunque non esiste una figura oggettiva che possa garantire a chi legge la certezza che una certa regola sia vera.
      Se Anna (la madre) dice che loro possono avere solo una figlia, è anche vero che mente su tante altre cose. In fondo le regole vi distraggono dal resto (soprattutto dal fatto che i personaggi mentano in continuazione).

      Riguardo lo stile: turpiloquio e metafore forzate (volutamente alla Wodehouse dei tempi migliori) sono lì solo per divertire chi legge e coerenti con wordpress e con chi mi legge. Molte battutine sono addirittura messe per far ridere un singolo follower piuttosto che un altro.

      Riguardo la tematica sessuale: la pedofilia esiste, ed è feroce. I feticisti delle pance anche. Credo sia la mia forza raccontarle, perché non lo fanno in tanti e ciò rende interessanti.

      La compensazione c’è, ma funziona al rovescio. Il padre di Valeria rifiuta Valeria, dunque lei, negli universi precedenti, rifiuta il figlio maschio. Valeria non spiega nulla alla figlia, di conseguenza la madre negli universi precedenti fa altrettanto con lei. Valeria rovina definitivamente la vita al patrigno (ultimo capitolo), di conseguenza lui la rovina a lei violentandola. Forse per questo molti fatti sembrano scomposti, perché vanno letti al contrario… 😀

      Riguardo il finale, i miei racconti lunghi finiscono sempre così. Un ending esplosivo avrebbe reso molto meno affascinante l’epilogo. E il tema di questa storia è “ti amo in tutti gli universi”.

      Grazie per la sincerità.

      Piace a 1 persona

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