Le dimensioni contano – Parte 47

Dovevo scegliere se essere altruista, egoista, entrambe le cose, o nessuna delle due. Dovevo anche pesarlo bene l’altruismo, perché avrei dovuto scegliere se rispettare o meno le ultime volontà della mia vecchia, quelle che avevo letto prima di entrare nella cuspide. Inoltre si trattava di mia madre, una che si sarebbe lasciata uccidere dall’elica di un motoscafo pur di non darmi la soddisfazione di un “grazie” per averle salvato la pellaccia.
In ogni caso, l’avevo cercata, dunque dovevo pur dirle qualcosa.
«Volevo sapere se ti serve una mano con il digitale terrestre?» le chiesi quindi.
«Ci ha pensato il tuo ex, Gianni», replicò lei. «Tutto qui?»
Ok, forse potevo prendere due piccioni con una fava. Ma non avevo intenzione di tornare con Gianni, anche se mi bagnai come le cascate del Niagara pensando a quel ciccione minidotato che mi sbatteva mentre Luce dormiva nella stessa stanza. Riguardo alla mia vecchia invece, potevo salvarle la vita, ma non lo feci. Replicai «tutto qui, a dopo!» e chiusi la chiamata. Erano le dieci e trenta del mattino e ogni minuto che trascorreva continuavo a ripetermi lo stesso identico concetto: “è ancora viva. Chiamala e mettila in guardia!”
A un certo punto composi anche il numero, ma non premetti il tastino verde che faceva partire la chiamata. Sapevo che, salvo colpi di scena, mia madre sarebbe morta sul colpo, senza rendersene conto. La sua vita sarebbe finita all’improvviso, serenamente, mentre faceva qualcosa che la rendeva felice.
«Ciao mamma!» affermai asciugandomi le lacrime e mettendo via il telefono.
Per il resto recitai.
Finsi di cadere dalle nuvole sia quando ricevetti la notizia, sia quando il notaio mi chiamò per il testamento e per le ultime volontà della mia vecchia. Le parole e le volontà di mia madre erano identiche a quelle che avevo letto prima di entrare nella cuspide. Quindi, esattamente come allora, non organizzai alcun funerale e feci cremare ciò che restava della salma. Quindi allertai mio padre mandandogli un’email.
Tutto come già vissuto prima di entrare la cuspide.
Così mi ritrovai al Lido di San Giovanni, ad Alghero, a spargere le ceneri. Lì incontrai nuovamente mio padre, come già successo. Era anche conciato alla stessa maniera: jeans, camicia e piedi nudi.
«Sei tu che mi hai contattato?» chiese.
«Sono io», confermai. «Mi dispiace se ti è sembrato un metodo freddo per avvertirti, ma non sei parte della nostra esistenza», mi giustificai.
Non replicò a quelle mie parole. «Ho un ricordo vago di tua madre», osservò invece, piuttosto algido, «ma effettivamente tra noi è accaduto qualcosa, ma non credevo che…»
«…che sarei nata io!» conclusi.
Esattamente come la volta precedente fece un cenno d’assenso, ed esattamente come allora chiese «posso offrirti un caffè?»
«Volentieri!» risposi però, cambiando le cose, o magari compensandole.
Così, davanti a un marocchino e un cappuccino, gli parlai di me, di Luce, di mamma e di mia nonna materna. Principalmente inventai, perché non avendo letto il quaderno con Snoopy in copertina, non avevo assolutamente idea di come potessero essere le nostre esistenze. Cercai di restare sul vago, confortata anche dal fatto che mamma e nonna erano ormai cibo per vermi, e che dunque non ci fosse probabilmente nessuno capace di smentire ciò che stavo dicendo a mio padre.
«E tu?» gli chiesi poi. «Che persona sei?»
«Sono un infermiere sposato con un medico. Ho due figli e mi piace il parapendio», affermò senza affetto, quasi forse a ribadire che, DNA escluso, tra noi non ci fosse alcun genere di legame. In fin dei conti erano trascorsi trent’anni da quell’unica volta che si era scopato mia madre.
«Se vuoi venire a trovarci, ci farebbe piacere», proposi comunque.
Mi sorrise vistosamente imbarazzato. «Tua madre era una bella donna, e magari anche una brava persona. Ma per me è stata la storia di una notte, anche se sei nata tu», disse con franchezza. «Se mi avesse contattato per occuparmi di voi, se lo avesse fatto all’epoca, mi sarei preso le mie responsabilità», aggiunse. «Se non è accaduto, significa che tua madre non voleva ci frequentassimo», concluse.
Conoscevo quelle parole. Le avevo pronunciate io due universi prima. Però due universi prima ero sola e non mi importava di nessun’altra persona che non fossi io; ma ritrovando Luce, mi sentivo responsabile nei suoi confronti. Si assomigliavano i due universi, ma erano anche profondamente differenti.
«Non voglio che ti comporto da padre con me», gli dissi. «Ma vorrei che mia figlia avesse un nonno. Non far pagare a lei l’egoismo di mia madre».
Era un signor discorso, volendo, oppure semplicemente tante belle parole messe lì così a beneficio di nessuno.
Alla fine dovetti rivalutare la mia vecchia. Mia madre non mi aveva tenuta lontana da mio padre per egoismo, per calcolo o per chissà quali strambe ragioni. Mi aveva tenuta lontana da lui semplicemente perché sapeva che se ne sarebbe sbattuto.
In tutti gli universi in cui capitai, Papà non conobbe mai Luce, né si fece mai vivo anche solo via posta elettronica per chiedere se stessimo bene o male. Gli mandai due volte gli auguri per Natale, ma non mi rispose. Alla fine lasciai stare.

Tornando però al giorno di quel caffè, che poi erano cappuccino e marocchino, capitò un episodio piuttosto particolare mentre rientravo da Alghero. C’erano delle case in costruzione all’ingresso di Sassari, e il cartellone con la grafica del come sarebbero state mi incuriosì. Non sono mai stata una che si lascia abbindolare dalla pubblicità, ma quella volta fu diverso. Rallentai e parcheggiai vicino al cantiere.
«Perché sei qui?» chiese qualcuno alle mie spalle.
Era Gabriele.

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9 pensieri riguardo “Le dimensioni contano – Parte 47

    1. Presumo che nessuno sano di mente accetterebbe una gravidanza da singola scopata senza nemmeno provare a giocarsi la carta “pillola del giorno dopo” o quella dell’aborto. Madre e figlia vivono due storie differenti. Anna (la madre) ha una figlia da una singola scopata. Teresa (la figlia) si innamora di un uomo, proprio come capita alla nonna (dando ragione alla madre che definisce la figlia identica alla nonna)

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        1. La madre è vissuta per la figlia, in un modo piuttosto subdolo. Non si capisce se e quanto fosse seria la relazione con Andrea. Non si capisce cosa faccia quando non è con la figlia. Non sai mai quando dice la verità. Soprattutto la vedi solo dal punto di vista della figlia….

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