Coprimi.

Sembrava che tutti gli incapaci al volante si fossero dati appuntamento sulla statale che dal lavoro mi riportava a casa. C’era uno di quegli ingorghi che sembravano voluti da Dio in persona, tanto per rimarcare quanto Nostro Signore detesti l’automobile. Possiamo dargli torto? Alla fine credo non esista peggior bestemmia delle migliaia di Fiat Duna acquistate negli anni. Dio lo sa e perciò si incazza.

Si procedeva a passo d’uomo e l’unico conforto possibile era la radio. Tuttavia, una volta sintonizzatomi su un’emittente a presunta programmazione rock, mi sono trovato ad ascoltare le stronzate buoniste di un DJ cinquantenne. Se c’è qualcosa che odio, sono certe fesserie del genere “la gentilezza è rock”, “rispettare gli altri è rock” etc… Secondo me non c’è nulla di più rock di uno squat occupato e chili di droga proibita da spararsi in vena, ma magari lo è anche aiutare le vecchiette ad attraversare la strada.

Comunque ero irritato sia per il traffico che per le parole del DJ, quando improvvisamente cominciò un brano cantato da una di quelle cantanti contemporanee che conoscono solo i vocalizzi ma non il raschiato. Si trattava di una ventenne con i capelli rossi appena partorita (o se preferite, “cagata fuori”) da uno di quei talent show dove vanno i rapper che vogliono bene alla mamma, i metallari che dedicano canzoni alla loro nonna e artisti di strada che alle anfetamine preferisco tonnellate di fruttolo (se ti piace la frutta, ficcatela in culo!)

Ad inquietarmi non era la canzone in sé, che tra l’altro aveva un insolito arrangiamento soul per essere suonata da un canale rock, ma il testo. Parte del brano infatti citava esplicitamente il ritornello di Cover me, che pochissimi tra voi magari hanno sentito in radio nei primi anni 90. Quella canzone era mia… anzi è mia, ma non ne possiedo i diritti. La scrissi a Londra, quando avevo appena chiuso con la mia ex, che mi aveva beccato a letto con sua madre. Essendo all’epoca in bolletta, le droghe erano piuttosto care, cedetti la canzone a un gruppo new wave, che la rese popolare per qualche settimana.

Era strano ascoltare come quella ragazza interpretava le mie liriche. Mi affascinava come enfatizzasse una parola o un’espressione piuttosto che un’altra, come riuscisse a trasformare tutta la malinconia che mi avevano guidato alla scrittura in un sensuale ottimismo erotico. Per un attimo sorrisi, anche se alienato dal sentire come qualcosa di assolutamente mio risultasse completamente diverso e alieno. Quindi sono tornato sulla terra, ad incazzarmi per il traffico e provare nostalgia per quei tempi magici in cui non avevo soldi per drogarmi ma potevo scegliere chi incularmi.

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