Riflesso sul muro

Ti osservo nello specchio, ti ho osservata nello specchio. Sei bianca come un petalo di camomilla. Non ho letto i tuoi libri, ma ti ho vista in Tv: io cambio canale quando inquadrano te. Accettalo, quelli come me non si affezionano mai. Vivo fuori città, in un’altra città, dove i pusher sono gentili e le puttane ballano il cha cha cha. Ho un pupazzo di Topolino, la felpa di Pippo. Ascolta i Pantera e guido un Maggiolino. Sono solitario come un peschereccio nei giorni di pioggia. Se la megera ci becca, la passiflora si secca. I miei amici in fila per ordinare una birra, ma preferisco il piscio a una maledetta cameriera isterica. Oxford, Manchester e Parco Sempione, due dita di bourbon e un altro spinello. Riflesso sul muro, tra i poster dei Jam: il mod è morto, Paul Weller non lo è. Non esiste un concetto mai cantato da Vasco, e per la fisica o la filosofia studiate Battiato. Nelle nostre canzoni non canteremo mai “baby” o “love“, o altri concetti che non sono Punk. Ma a trent’anni imbracciamo la chitarra acustica, o peggio l’ukululele, e produciamo latte alle ginocchia non pastorizzato, nemmeno stoccato.
L’ansia in blister da dodici compresse, il gatto che preferisce Barry White alle mie coccole, l’ennesima fidanzata vegetariana che non mangia il mio uccello.
La chitarra acustica che arde nel camino. L’ukululele ficcato in culo al trentenne: ha rotto i coglioni con Somewhere over the rainbow. La band punk diventa dentista, maresciallo, disoccupato e moglie del disoccupato. Battiato in parlamento, Vasco ancora Vasco, Paul Weller sulla cresta dell’onda nonostante la crisi del genere mod. Riflesso sul muro, il testo dei Jam. Rollo ancora, mi sbronzo, Alexanderplatz, Bristol, Cardiff. La cameriera sbocchina un mio amico, la birra che ancora non arriva, il mio amico viene in bocca sulla cameriera. Compriamo un cactus, alla faccia della megera. Siamo soli come marinai all’alba. Vendo il maggiolino, vado al concerto degli Iron. Ho il feticcio di Minnie, Coed, ma mi farei Nonna Papera, Gilf. Stanco di vecchie mignotte, e spacciatori di crack, lascio questa terra per un’altra terra. Quelli come me non li dimentichi mai, lo ribadisco. Non hai conosciuto i miei amici, non mi hai mai visto bisticciare al Luna Park: o cambio argomento quando ne parli. Sei scura come una scure. Ti osservo nello specchio, frantumerò il tuo specchio.

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