Il feticismo degli uniposca

Le vostre amanti non lasceranno mai i mariti per stare definitivamente con voi. Ma nemmeno voi lo fareste al loro posto, anche se affermate diversamente. Proverete ad insegnare ai vostri figli il valore di istruzione, denaro e salute, sperando che non si accorgano della bontà delle droghe, della promiscuità e dell’ebbrezza di un piccolo furto ogni tanto. Sarete complici di suicidi evitabili, occhi incoerenti devoti all’omertà, malinconici saccenti al sicuro nella propria prigione di presunzione. A volte vi ricorderete dell’Uniposca nero, che usavate per colorare l’audiocassetta degli Oasis. Farete testamento, ma morirete più lentamente di quanto siate disposti a scommettere.
Rilassatevi: non soffrirete.
La tecnologia si evolverà tanto rapidamente da non lasciarvi il tempo di abituarvici. Vi sentirete giovani finché un patetico cesso – ciccione – sfigato non rifiuterà un vostro complimento. A quel punto capirete di essere giunti alla frutta e aver perso definitivamente il vostro fascino. Allora comincerete a pensare a tanti anni fa, quando i partner vi cadevano ai piedi e le vostre affermazioni venivano considerate perle di scienza. Vi renderete conto di essere diventati terribilmente noiosi, e ripetitivi, e scontati, e odiosi, e porcoddio!!!
Troverete inaccettabile che il vostro spirito si spenga per sempre.
I vostri dischi, i vostri libri, le poesie scritte sul quaderno con la copertina gialla, l’Ibanez acustica a cui dovete sostituire il Si da almeno sei anni, le fotografie del primo viaggio in Grecia. Tutta robaccia che finirà in uno scatolone, etichettata come “roba di nonno” e abbandonata all’umido preda di topi e insetti. E la vita altrui continuerà a scorrere, in giornate e minuti sprecati principalmente a far niente. La tecnologia continuerà a evolversi, audiocassette e Uniposca diventeranno feticci da museo, la corda andrà ancora piuttosto di moda nei suicidi, e gli adolescenti continueranno a farsi, sbronzarsi e scopare. Nessun marito adultero abbandonerà la moglie, ma le amanti, anche quelle particolarmente brave a fare lunghi e appaganti pompini, non perderanno mai il diritto di sperare diversamente.

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18 pensieri riguardo “Il feticismo degli uniposca

  1. Per certi versi io mi sento già così. Però mi hai fatto sorridere, perché ho pensato che certe “cose di nonno” io me ne guardo bene dal lasciarle marcire in cantina e le custodisco con molta premura. Cose di un nonno che, nato nel 1910, è morto possedendo 2 cellulari, una tv led e uno stereo con chiavetta usb. E lui sì che la tecnologia l’ha vista sfrecciare.

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    1. Probabilmente tuo nonno non è stato due decenni di miniera, come invece è successo ai miei. Se no, difficilmente sarebbe arrivato ai cellulari (o alla TV a colori). Sul resto, è inevitabile doversi prima o poi rendere conto di non avere più 15 anni. Se vivessimo per sempre, ci annoieremmo a morte. Presumo sia la ragione metafisica (o fisicamente ancora oscura) del principio di deriva entropica.

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  2. Dalle mie parti si usa dire che chi di speranza vive,disperato muore e la speranza l’ho abbandonata tanto tempo fa,forse al tempo del primo fedifrago… Oppure è solo il mio iperrealismo…

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      1. Credo che la nostra unica costante siamo noi stessi…e a volte nutro i miei dubbi anche sull’essere la mia stessa costante. Sul far parte o meno di un’equazione altrui…beh,credo che sia una scelta,una scelta consapevole di cui dobbiamo essere consci. Io preferisco sapere le cose anche brutalmente o almeno non farmi illusioni,perché in quel caso andare o restare dipenderebbe solo da me…

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        1. Il senso del post è la nostra rapida tendenza allo sfaldamento. Oggi siamo una cosa e domani ne saremo un’altra. Però certe dinamiche restano sempre tali. Prime tra tutte appunto i/le mariti/mogli che dicono di essere in crisi coniugale ma non mettono fine alla storia. E c’è sempre un terzo (noi) che si attacca al c…tram!

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  3. Non ho l’Ibanez perché ho sempre amato le percussioni e avrei voluto suonare la batteria, però ho portato a casa un paio di bidoni suonati nei concerti dei miei amati “Les Tambours du Bronx”, con relative mazzette. Non scrivo poesie, ma lamenti in mille quaderni accatastati dentro la libreria. Di foto ne ho qualche chilo da qualche parte. E tutto finirà in discarica perché non ho ascendenti nè discendenti. Per i beni materiali ho fatto testamento: il corpo lo voglio dare in pasto agli animali selvatici.

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    1. Nemmeno io ho un ibanez, ma ho una variax che suona davvero moooooolto bene!
      A differenza tua non amo molto le percussioni, perché creano una deriva latino-americana che non amo, sono più sul glam. Ma hanno un loro fascino visivo, maledettamente primordiale.
      Riguardo le foto, nella mia vita ne esistono poche. Sono molto per il “oggi distruggo” a cadenze biennali (talvolta mensili). I miei averi non mi importa a chi finiranno, credo che la cosa più paradossale dell’uomo sia pensare al dopo sé stesso.

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