Disco 2000

Il mio nome è Deborah. Sono nata a Boston, l’11 Maggio 1998. Quindi, se non siete delle capre in matematica, avrete capito che ho meno di vent’anni. Mia madre e mio padre sono due immigrati inglesi. Mi hanno chiamata così perché, da quanto raccontano, mi hanno concepita ascoltando i Pulp. Se non sapete di cosa parlo, cercatevi le liriche di Disco 2000 e, se non siete troppo stupidi, capirete. Non mi piace “Deborah”, non mi si addice. Per questo Lenny, il mio fidanzato, mi chiama Deb. Non che Deb mi piaccia. Punto, non ho altro da raccontarvi. Quindi, chiudete questo post e andatevene a fanculo.

Siete ancora lì? E che palle! Va bene, va bene.
Se proprio avete voglia di leggere, vi racconto una storia.
Dunque, siamo a Boston. Klaudia e John, che si frequentano più per obbligo che per piacere, si incontrano di fronte all’Old House Blues. A fine serata, per una serie confusa di motivi, si ritrovano a cena con un noto avvocato. L’avvocato, che tra l’altro è un candidato al congresso, assume John per aiutare un grosso cliente. Quando dico “grosso”, intendo una di quelle multinazionali dell’energia che tutti conoscono e che in tanti odiano. Parliamo di una di quelle aziende contro cui gli hacker focalizzano i loro attacchi informatici, perpetrando così quelle crociate 2.0 che tanto dividono stampa e opinione pubblica. Insomma, le solite stronzate sulla differenza di classe, combattere il potere, e qualsiasi altra puttanata socio-demagogica che, qualora aveste un profilo facebook, sicuramente conoscete.
Senza entrare nel dettaglio, John riesce nel proprio scopo. L’avvocato, alias candidato al congresso, dovrebbe esserne felice, no? No, non lo è! Si scopre che c’è di mezzo un giornalista, un certo Bobby. Bobby si scopa la stessa tipa che si scopa anche l’avvocato Bierce. Inoltre Liv, la tipa in questione, lavora per John.
Quindi: un giornalista va a letto con Liv, che lavora per John, ma si scopa anche il candidato al congresso/avvocato. Chiaro?
Secondo voi cosa succede? Esatto, il giornalista ha accesso a informazioni importanti, scrive un articolo e scoppia uno scandalo. A questo punto i riflettori mediatici si concentrano su una bizzarra donna canadese. Questa donna, Alizée, gira per Boston con uno schiavo al guinzaglio. No, non è una metafora, si intende un guinzaglio vero; vero è anche lo schiavo, cioè un individuo che indossa completi fetish, e che calza imbarazzanti scarpe con il tacco. E tutto questo alla luce del giorno, nel cuore di una città che accoglie più di mezzo milione di persone.
Immaginate Post Office Square. Immaginatela con tutti i suoi alberi, con le panchine affollate da impiegati che pranzano, e gruppi di donne incinte che fanno yoga. Immaginate Post Office Square attraversata da una bionda eccentrica che, impartendo ordini in francese, si trascina dietro un ciccione mascherato e completamente vestito in latex.
Ora vi pongo una domanda: state ancora pensando allo scandalo? Secondo me no. Se vi chiedo chi sia Liv, ve lo siete già dimenticati. In questo momento state pensando esclusivamente ad Alizée che tiene al guinzaglio un tizio vestito di lattice. È corretto?
Non sprecatevi a rispondere, la mia è una domanda retorica.
Torniamo alla mistress canadese. Alizée assume Liv. In realtà, la canadese vorrebbe assumere un’altra donna, ma non può, visto questa donna è morta. Vedovo di questa donna è John, il tizio per cui lavora Liv, e che aiuta l’avvocato/candidato al congresso con quel grosso cliente che tutti odiano. John affronta il lutto negando la realtà. Praticamente immagina che sua moglie, in realtà fedelissima, sia andata a letto con i partner di Liv.
A proposito, vi siete dimenticati di Klaudia?

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