Pillole – Bourbon – Donnie Darko

Conosco quel tono. È il “fai come vuoi” che suona come una resa. Ma non lo faccio di proposito. Provocare quel tono, dico.
Camera mia è un luogo piacevole: la trapunta colorata, le maledette stampe di Snoopy alle pareti, la lampada de La Pantera Rosa. E il comodino, con quelle maledette pillole. Coperchio giallo, confezione trasparente. Solo per via orale!
Orale. Ora-le. Ora-le-prendo.
Dove ho messo le sigarette? Ah, già! Non le ho ricomprate: ho smesso di fumare. E ho anche ripreso, e smesso nuovamente. È solo questione di tempo. Ero innamorato di una persona tempo fa, ma scopavo con un’altra ed ero ossessionato da un’altra ancora.
È sempre stato così.
Sin dal liceo. Sin da quando il mio cazzo è diventato un intrattenimento anatomico condivisibile. Ossessioni. Abbastanza da provare il suicidio di uno psicologo suicida. Che poi sarebbe una mia fantasia: immagino uno psicologo che vuole morire, e mi usa come ultimo atto della sua miserabile e alquanto inutile vita. Vita. Vivi finché muori no? O finché non muore il mio amico immaginario.
Ho delle voci in testa.
Ma non tipo Donnie Darko. Né tipo JD.
Qualcosa vagamente più asiatico; ma senza quella pallidissima retrospettiva critica da cineforum di sinistra. Tipo Nanni Moretti, con gente alla Nanni Moretti, ma senza Nanni Moretti. Ma con la Nutella. Marchio registrato.
E le mie voci interiori sono fondamentalmente allegre.
Non so se avete presente Jack Palance, in quel film con Billy Crystal e Bruno Kirby. Una roba del genere, con i cavalli e le vacche. Ecco, le voci ricordano quella di Jack Palance. E sono voci che cantano sempre la stessa canzone, che decantano la medesima filastrocca e recitano la medesima poesia. Che poi è tutta roba mia. La canzone, la filastrocca, la poesia.
Sembra una cazzata, ma è così.
Comunque usiamo la bocca per quel che serve. E dato che non ho una fessa da leccare, giù la pastiglia. Accompagnandola con una sorsata di Bourbon; anzi due.
Smorfia disgustata.
Come vi piacerebbe morire? Salvo di infarto mentre scopate.
Come? Non avete un come preferito?
No, no, non mi rispondete. Ho della roba buona da sniffare, unitevi a me. Non chiamate la polizia. Non ci stiamo scopando una minorenne, ci stiamo solo drogando. Lasciateci scegliere come suicidarci. Mettete su i Tears For Fears e passatemi il bourbon.
Le pillole…
Giusto, le maledette pillole. Le trovate sopra la lettera, quella scritta con il sangue. No, non è una nota di suicidio; ma una dichiarazione d’amore che non spedirò mai. Va bene così, pillole e bourbon. E Donnie Darko.
È successo qualcosa… da qualche parte e a qualcuno… ma non a me. A-me. Amen!

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5 pensieri riguardo “Pillole – Bourbon – Donnie Darko

  1. Buoooongiorno…!
    Mi piace un sacco come scrivi…e mi perdo nel leggerti…anche se a volte sembrano pensieri alla rinfusa…sembrano sempre stringersi in un filo logico! Non so se hai presente Virginia Woolf e il suo flusso di coscienza…beh! Ecco…me la ricordi…! Non usava certe parole…ne certi termini…ma il modo è questo…

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