Vittima 16.

C’è una vecchia storiella russa che, ogni volta che la ascolto, mi fa morire dal ridere: sai qual’è l’ospizio più accogliente e lussuoso di Mosca?

Ben svegliata.
Hai imparato la lezione? Lo spero.
La senti questa? È musica country. Adoro la musica country, rende più farsesco l’omicidio.
Ti piace la musica?
Noi psicopatici in genere adoriamo la classica; oppure l’heavy metal. Il country, in effetti, è molto grossolano.
Potresti appassionarti al country, sei ancora in tempo; se si è ancora vivi, ci si può appassionare a qualsiasi cosa.

Anni fa lavoravo in una fabbrica di cracker, e questo è un fatto singolare, perché io non amo i cracker, non amo le fabbriche e, soprattutto, non amo il lavoro.
Il cibo che inscatolavo faceva schifo, era davvero dozzinale, ma era venduto a un prezzo economico; inoltre ogni scatola conteneva un puzzle plastificato, anche se di soli 20 pezzi.

«Ti diverte la plastificatrice?», mi chiese un giorno il capo.
«Mi affascina», risposi con un sorriso complice.

Ne ho comprata una uguale, e ora plastifico le foto delle mie vittime e le ritaglio trasformandole in puzzle. Ai parenti lascio il diletto di ricomporre la figura originale.
Lo so, sono sadico.
Lo sono sempre stato, sin da piccolo: immaginavo di torturare persone a me care, senza una ragione particolare; pianificavo la morte altrui e non mi dispiaceva; sognavo che mi ammazzassero, ma questo pensiero non mi generava ansia; mi ribolliva il sangue per le mie stesse idee.

Come?
Dovrei andare a farmi fottere?
Sei coraggiosa, sei molto coraggiosa. Anche se stupida in realtà, non hai imparato la lezione e credo che allora ti mozzerò il capezzolo restante.

Una volta ero popolare. Poi non lo sono più stato; capita, capita quando non si è perseveranti, quando si crede di essere insostituibili. Le persone ci dimenticano, anche se non lo vorremmo.
Per questo non smetto di ammazzare.
Sarebbe un errore, verrei dimenticato e non voglio essere dimenticato.

Ora ti dico cosa accadrà.
Mi implorerai di non avvicinarmi, ma io lo farò comunque; poi tapperò la tua bocca con un grosso pezzo di cotone che, anche se ci proverai, non riuscirai a sputare; infine vedrò le tue pupille dilatarsi mentre, ancora da viva, comincerò a mozzarti la prima di quattordici falangi.
Nessuna fretta, hai tante falangi per dita.
Nessuna fretta.
E ora rilassati, non ho ancora cominciato, non amplificare il dolore prima ancora di recepirlo.

Anzi, ora ti farò ridere: sai qual’è l’ospizio più accogliente e lussuoso di Mosca?

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