L’altra bionda succhiava meglio. (pt. 2)

Certi istanti della nostra esistenza sono scanditi dal respiro altrui, respiro altrui che ci culla dolcemente, mentre lo percepiamo per contatto diretto, corpo su corpo. Ricordo il corpo a corpo con la ragazza con i capelli viola, tanto fredda anche nel respirare, come chiunque provenisse da Nord. Veniva da uno di quei posti dove nevica di continuo, uno di quei luoghi in cui il sole si assenta solo per un quarto d’ora, da quelle terre in cui il tasso di suicidi è direttamente proporzionale al reddito pro capite. Aveva gli occhi chiari, quasi trasparenti, e aveva la pelle bianca, quasi pallida, come un metaforico latticino ambulante. Conosceva pochissime parole italiane che, tra l’altro, pronunciava malissimo. Sapeva farsi capire, anche perché non avevamo chissà che da raccontarci. Per gran parte del tempo, infatti, avevamo la bocca occupata dai reciproci genitali.
Ok ok, comincio parlando di esistenze scandite dal respiro altrui e poi parlo di sesso fine a se stesso: lo so, è paradossale, ma viviamo in questa maniera credo, viviamo paradossalmente, in costante incoerenza.

«What time is it?»
«It’s time to go», rispondevo.

La relazione con la ragazza con i capelli viola andava avanti così, bastava un “join me” per trovarci e il resto era sufficiente farlo. Conoscevo poco di lei, conoscevo poco nel senso che sapevo a malapena come si chiamasse, e che venisse da un paese scandinavo. Credo non siano i dati anagrafici a identificare una persona, anzi, nulla è tanto distante dal concetto di singolarità quanto una id card. Nessun documento riporta voci come “single da due settimane” oppure “disillusa per via di un tradimento”; nessun documento amministrativo descrive le aspirazioni di un soggetto; nessun documento istituzionalizzato identifica le principali passioni di un individuo.
La ragazza con i capelli viola, per me, non era che un dato anagrafico, un dato anagrafico con cui facevo sesso, una persona con cui l’intimità era solo fisica. Non sapevo se le piacesse la poesia, né se amasse leggere; non conoscevo il nome di una sola delle sue amiche, sempre che ne avesse di amiche.

«Strano».
«Cosa?»
«Non conoscere il nome delle sue amiche».

Sapevo poco anche della toscana bionda. Per circa due mesi non ho saputo nemmeno come si chiamasse, lei mi chiamava “uomo” e io la chiamavo “ehi bionda”. No, non è che fossi lassista o superficiale, è che, la prima volta in cui parlammo, io mi presentai, ma lei mi rispose, con una domanda retorica, se avesse fatto o meno la differenza il sapere come si chiamasse.
Se fossi curioso?
Lo ero, credo fosse naturale esserlo.
Ma era affascinante l’essere parzialmente ignoranti, era davvero affascinante fare sesso, tanto sesso, con una persona di cui non conoscevo il nome.

«Perché il cappello della ragazza con i capelli viola è ancora qui?»

Giusto, il cappello verde della ragazza con i capelli viola. La bionda toscana è arrivata subito dopo, quindi gli oggetti dell’altra erano ancora presenti, compreso il cappello verde. L’ormai celebre berretto era destinato alla pattumiera, assieme a tanti altri “affetti personali” non miei, ma la toscana mi chiese di non buttarlo. A lei il cappello verde non dispiace, e non come copricapo, tutt’altro, ma come soprammobile, le piaceva vederlo mentre fottevamo.

«Lo guardavo la prima volta che mi hai leccato la fica», mi disse un giorno «vederlo mi eccita, mi ricorda la tua lingua».

Per questo il cappello verde resta li, perché spero di poter affondare nuovamente la mia bocca tra le gambe della bionda.
Lo so, parlo tanto di lei, ma la vita è strana, certi istanti sono scanditi dal respiro altrui, in particolare quegli istanti in cui il respiro altrui manca o quegli istanti in cui il respiro altrui appartiene all’altrui sbagliato.
È un poco come un “vaffanculo”, dipende sempre da chi lo pronuncia e da come lo pronuncia. Ma il suo respiro non lo dimenticherò mai, il modo che aveva di ansimare o di pronunciare ansimante «inculami», in una maniera tanto barbara quanto assolutamente conturbante.
E credo che sì, che la vita sia scandita dal respiro altrui, soprattutto quando il respiro altrui è concitato perché ci stiamo facendo sesso.

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15 pensieri riguardo “L’altra bionda succhiava meglio. (pt. 2)

  1. Peccato solo che la nostra vita non sia scandita esclusivamente dal respiro altrui, ma anche dai rompimenti altrui, e da tutto ciò che “sospirare” con gli altri esseri umani comporti… le solite conseguenze del sesso.
    Wow, oggi son proprio cinimo made-on 😀

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