Anna – Occhi.

Mi chiamo Anna, ho quarant’anni, ho gli occhi celesti e ho una ragione per spiegare tutto quel che sono. Ho un fidanzato perché sono affascinante; possiedo un gatto perché sono accondiscendente; adoro la neve perché sono ottimista; fumo perché sono imperfetta; canto i Cranberries perché sono istintiva; adoro la matematica perché sono irrazionale; ho un solo tatuaggio perché sono selettiva; ho un piercing perché sono impudente; mi tingo spesso i capelli di biondo perché sono volubile e non mi importa se non ti sta bene, deve andare bene a me. Mi chiama Anna e oltre gli occhi celesti noterai una cicatrice sulla mia spalla sinistra e, tra le tante altre Anna che definiresti affascinanti, accondiscendenti, ottimiste, imperfette, istintive, irrazionali, selettive, impudenti e volubili, io sarò sempre l’unica ad essere stata sfregiata.

Sono la neve e ogni tanto mi poggio sulle spalle di una trentatreenne sposata e che possiede un gatto. Passo spesso da queste parti, mi piace abbassare le temperature diventando così un pretesto per scaldarsi con una sigaretta o con un abbraccio, e nessun brano dei Cranberries è abbastanza romantico come quando dipingo i parchi di bianco. Sono il motivo che porta le persone a coprirsi spalle, piercing e tatuaggi; sono il perché molte capigliature bionde, anche se tinte, sono costrette a rifugiarsi sotto una cuffia di lana. Sono la neve e spesso mi poggio sulle fronde prossime a un liceo classico cittadino, distraendo sia gli allievi sia gli occhi celesti di una docente di matematica e fisica.

Mi chiamo Anna, ho trentatré anni e abito con mio marito. Oggi spiegherò gli Insiemi finiti, io che di “infinito” conosco solo il concetto matematico, dato che tutto il resto infinito non è: come la neve che prima o poi si scioglie; come le sigarette che devi costantemente ricomprare; come la tinta dai capelli che lentamente scompare; o come una I liceo che già a metà Giugno non è più tale. Infinito come uno sfregio, un piercing o un tatuaggio; infinito ma non eterno, come il ricordo del mio adorato Linger.

Sono un ciliegio ma non cercarmi nella città in cui nevica spesso e in cui i tabaccai vendono le sigarette al mentolo. Faccio ombra però, faccio ombra a una trentaduenne che osserva il deserto di questa valle che nessuno vuole più coltivare da quando il fiume locale ha preso l’hobby di esondare per distruggere mesi di raccolto. Non è la prima volta che Anna viene a trovarmi e anzi, il mio tronco sorregge la sua schiena da parecchio, già da prima che vincesse il concorso ministeriale, prima ancora che scegliesse di abbandonare Mediazione Culturale per passare, anche se ormai venticinquenne, a Matematica e Fisica. Anna venne a trovarmi anche il giorno in cui il fidanzato le fece un occhio viola solo perché un collega metallaro le aveva dedicato Behind Blue Eyes… e sono conscio che non c’entri un cazzo, ma all’epoca Linger era ancora un cucciolo di Labrador.

Mi chiamo Anna, ho trentadue anni e osservo mio marito allontanarsi felice, seguito dall’inconsapevole Linger. Da queste parti nevica spesso e a volte mi chiedo se la neve decida o meno se e quanto colorare di bianco le nostre giornate, o se cadere per coprire i cadaveri di sigaretta che buttiamo vergognosamente sul marciapiede. Comunque, se non voglio ammalarmi, dovrei acquistare un ombrello, un ombrello robusto ed elegante, possibilmente femminile. Da bambina credevo che la femminilità fosse insita nella mia folta capigliatura; durante l’adolescenza pensavo fosse sufficiente mostrare l’ombelico; da adulta ho capito che, anche se hai delle belle spalle, agli uomini interessi soprattutto la fica. O forse per essere femminili sono sufficienti due occhi chiarissimi che trasmettono sensualità e fragilità. I miei sono occhi che oggi diventano rossi, oggi che è il più felice tra i miei giorni tristi, oggi che riceverò la lettera d’assunzione, oggi che il veterinario ci comunicherà che dovrà abbattere il cane, con grande gioia di mio marito.

Mi chiamo Anna, ho quarant’anni e sul collo ho segni che non posso non vedere ma che non voglio coprire, ora cammino sotto la pioggia con il mio ombrello bordeaux sperando che a giorni arrivi la mia adorata neve. Canticchio When You Are Gone in attesa del mio ragazzo: dovremmo andare a cena ma probabilmente non ci arriveremo mai. È la prima volta che vedo da vicino la canna di una pistola, ma vi giuro che avrei preferito che il caso mi dispensasse da questo genere di esperienza.

«Una volta la cantavi per me».

«Una volta avrei avuto paura di morire e inoltre tu non sei reale».

«Nemmeno tu lo sei e il tuo tempo è scaduto».

Bang.

Domani il finale.

Capitoli Precedenti:

1 – Spalla.

2 – Ombelico

3 – Ventre.
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14 pensieri riguardo “Anna – Occhi.

  1. gli altri pezzi (proprio non me ne capacito) non li ho letti. stasera mi sono fermato su questo … a dir poco costruito in maniera stratosferica (forse ho esagerato? chissà) … comunque mi è piaciuto parecchio

    ora però riparto dall’inizio

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